Sapori

Quando il cibo è psichedelico

Fin dalle società primitive l’uomo è stato portato alla sperimentazione di sostanze capaci di alterare il suo stato mentale. Il modo di concepire tali sostanze oggi è cambiato ma nei secoli scorsi venivano utilizzate soprattutto per motivi spirituali e religiosi. Le piante contengono sostanze o principi attivi che oggi vengono sintetizzati in laboratorio, alcune di esse sono di normale uso nelle nostre cucine, ovviamente in quantità e “formati” che non causano alcun effetto collaterale.

Il cibo può essere psichedelico?

La cucina psichedelica è amata da tutti quei cuochi che si divertono a  giocare con sapori e colori ma generalmente l’effetto allucinogeno del cibo è limitato, se non volutamente cercato. Ci sono moltissime piante e spezie che hanno diverse proprietà, in molti casi sono state utilizzate a scopo curativo ma non dimentichiamo che alcuni cibi, se usati nelle quantità sbagliate, possono rivelarsi letali. La psichedelia comprende il mondo dei sapori e degli odori e partendo dal presupposto che anche l’occhio vuole la sua parte, anche un impiattamento può essere sapientemente studiato e rivelarsi psichedelico. Se guardate un piatto di Massimo Bottura e vi viene in mente “Yellow Submarine” dei Beatles, allora l’esperimento è riuscito.

Spezie e piante nelle società primitive influenzavano ogni aspetto della vita sociale, venivano usate come medicinali e fonte di mediazione tra l’uomo e le sue divinità. In alcuni casi, come nel Sud America, si pensava di usarle per poter prevedere il futuro, infatti venivano consumate soprattutto dagli stregoni e gli sciamani. Le sostanze contenute nelle piante erano d’aiuto anche i periodi di guerra, basti pensare al rituale noto come “Il complesso del Jurema“, praticato in Brasile. Questo particolare tipo di bevanda, proveniente dalle radici della Mimosa Hostilis e quella Verrucosa, veniva consumata in vista delle battaglie per entrare in contatto con il mondo degli spiriti degli antenati prima di combattere i nemici.

Gli allucinogeni hanno la capacità di agire sui ricettori del sistema nervoso centrale, alterando così la percezione. Amati dagli artisti in cerca di ispirazione, si trovano in natura o possono essere sintetizzati in laboratorio. Queste esperienze mistiche derivano dall’ingerimento di psichedelici naturali come alcuni tipi di funghi (Amanita muscaria, Pluteus), il famoso peyote (cactus messicano che contiene mescalina), l’ipomoea violacea o la belladonna, che nella quantità sbagliata diventa un potente veleno; insieme alla mandragora, era uno degli ingredienti prediletti ai tempi della stregoneria. E a proposito, il caffè veniva considerato la bevanda del diavolo, secondo alcuni studi se preso in grandi quantità aumenta il rischio di avere allucinazioni. La cannabis è una delle piante più conosciute e diffuse, può essere utilizzata in cucina e negli ultimi tempi si è discusso molto della sua legalizzazione come droga leggera e dei suoi effetti benefici.

Non si mangia ma si lecca il Bufo, una specie particolare di rospo che secerne sostanze allucinogene, ne ha avuto un assaggio anche Homer Simpson. Il batrace secerne veleno in caso di autodifesa, che nell’uomo provoca forti allucinazioni ed euforia, le sue proprietà erano conosciute già nel Medioevo. Passando a sostanze di normale utilizzo in cucina, come la noce moscata, per far sì che abbia effetti psichedelici sono necessarie grandi quantità ma a quel punto aumenta la sua tossicità ed è meglio starne alla larga. Come questa, il macis viene usato come condimento o per aiutare nella digestione, viene ricavato dal rivestimento esterno del guscio della noce moscata ma affinché abbia effetti particolari, anche in questo caso servono grandi quantità. Rientra tra le spezie più costose del mondo ed è considerato un potente afrodisiaco il ricercato zafferano: profumato e colorato, può provocare anche stati di euforia.

Cibi allucinogeni, stregoneria e personaggi famosi

Nella sua autobiografia, Malcom X raccontava di come insieme ad alcuni compagni in carcere avesse deciso di prendere la noce moscata per “evadere” e così fece anche William S. Burroughs. Quest’ultimo sosteneva che gli effetti fossero simili a quelli della marijuana con l’aggiunta di effetti collaterali da hangover quali nausea e mal di testa. Abbiamo visto che il pesce palla è un alimento rischioso e oltre a comportare strane sensazioni e percezioni, può causare la morte. Il Sarpa Salpa, presente anche nel Mediterraneo, è un altro pesce che provoca allucinazioni. Nella sua testa risiede un potente componente, l’indole, che provoca allucinazioni che possono durare anche per giorni. Non tutti lo sanno ma anche il grano di segale, che consumiamo regolarmente e che viene usato soprattutto nell’Europa Settentrionale, è suscettibile al fungo della segale cornuta (ergot), lo stesso da cui è stato estratto l’acido lisergico con cui Albert Hoffman ha sintetizzato l‘LSD. L’ergot è stato associato ai casi di stregoneria come quello di Salem, allora infatti non si poteva trovare una spiegazione scientifica a quanto stava accadendo.

Il consumo che si fa della pianta cambia in base alla tipologia, alcune vengono trasformate in bevande, ne viene estratto il succo o si schiacciano le foglie cotte. In Perù e in Bolivia si è fatto largo uso delle foglie di coca, capaci di dare forza ai più deboli. Sigmund Freud credeva fortemente nelle proprietà mediche della cocaina, che veniva utilizzata anche durante i rituali religiosi. Le foglie di coca venivano generalmente masticate (i masticatori si chiamano “coqueros“), i conquistatori spagnoli non credevano negli effetti della pianta, fin quando non dovettero ricredersi rendendosi conto che le capacità di lavorare delle popolazioni sudamericane aumentavano se masticavano le foglie per tre o quattro volte al giorno, infatti riuscivano a sottoporsi a lavori estenuanti anche senza mangiare.

In cucina si usa praticamente dappertutto, il prezzemolo ha delle proprietà allucinogene, anch’esso però in grandi quantità diventa velenoso. Su internet si trovano moltissimi forum in cui si discute delle proprietà di alcune spezie e cibi, le persone raccontano le loro esperienze ma nella maggior parte dei casi sembrano prevalere gli effetti negativi rilasciati dal tanto ricercato “trip“. La curiosità di certo non manca, è una tendenza quasi naturale la voglia di “aprire le porte della percezione” ma, tanto per mettere le cose in chiaro alla fine di questo articolo: don’t try this at home.