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Un brunch con Bloody Mary

Il brunch dalla City al resto del mondo. Sviluppatosi come tendenza statunitense, si è espanso in molti altri Paesi e lentamente prende piede anche in Italia.

Vista l’importanza che gli italiani danno alla colazione, guardano ancora con un po’ di sospetto al brunch, lo strano pasto che mette insieme colazione e pranzo (il termine infatti nasce dall’unione delle parole “breakfast” e “lunch“), dolce e salato, che si consuma dalla tarda mattinata al primo pomeriggio.

I brunch non sono solo per l’Upper East Side newyorkese, ma anche per i “comuni mortali”, i tiratardi della domenica mattina che, piuttosto che saltare il pasto e dover scegliere se iniziare con una colazione-pranzo o un pranzo vero e proprio, trovano la comodità di avere entrambe le cose senza troppi sforzi e troppi interrogativi amletici.

Il brunch è il pasto ideale per chi si è scatenato tutta la notte ed è andato a dormire al sorgere del sole, i più temerari iniziano la loro giornata un po’ intontiti dai bagordi della notte precedente ma trovano la soluzione ottimale a un quasi certo dopo-sbornza con un saporito Bloody Mary.

Per chi non lo sapesse, il Bloody Mary non è poi così alcolico, il 70% del cocktail è composto da succo di pomodoro. La leggenda del cocktail che cura la sbornia ha origini lontane, già nel Medioevo venivano usati dei “rimedi da hangover”, come un uovo crudo bevuto con la birra e il pepe nero, da mandare giù tutto d’un sorso. Disgustoso, è probabile, ma dicono anche altrettanto efficace.

In realtà il miglior rimedio consigliato per il dopo sbronza è bere tanta acqua, in quantità doppia rispetto all’alcol che si è consumato. Tornando al Bloody Mary, è nato nel 1939, è stato creato da George Jessel e poi perfezionato dal francese Fernand Petiot, che lo fece diventare un fenomeno di tendenza, aggiungendo alla vodka e pomodoro anche sale, pepe nero, pepe di Cayenna, salsa Worcestershire, ghiaccio e succo di limone. A New York ha spopolato ed è stato modificato, il tabasco è stato aggiunto nei tardi anni Cinquanta, il Bloody Mary era un cocktail apprezzato da molti personaggi famosi, come Joe Di Maggio e Marilyn Monroe, ma allora si chiamava Red Snapper.

Oggi forse è considerato un po’ demodé, ma il Bloody Mary rimane uno dei cocktail più popolari e ne esistono tantissime variazioni, da quello analcolico a quello in cui al posto della vodka ci sono birra o sake, whiskey o cherry o addirittura brodo di carne al posto del succo di pomodoro.

Accompagnare un abbondante brunch a un buon Bloody Mary non è un’idea malvagia, ma no, non serve a far passare la bronza. Aggiungere alcol a quello che si è già bevuto la sera precedente non aiuterà il vostro corpo a smaltirlo più rapidamente, semplicemente attenuerà il fastidio che si prova dopo aver bevuto troppo – prima o poi bisognerà fare i conti con il proprio fegato! La verità è che la migliore cura per la sbronza, semplicemente, sta nel sapersi controllare.