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Acqua: metafora, mito e arte

Postato il 26 maggio 2017 da Elide Messineo

Acqua: Composto chimico di formula H2O, assai diffuso in natura nei suoi tre stati d’aggregazione: solido, liquido e aeriforme. Nel linguaggio corrente s’intende in genere l’a. allo stato liquido.  [da Enciclopedia Treccani]

Alla base di tutte le forme di vita conosciute c’è lei, l‘acqua. Senza tutto il mondo che conosciamo non sarebbe mai esistito. Per i coraggiosi astronauti che vanno ad esplorare lo spazio alla scoperta di altri pianeti è un’informazione essenziale. Rinunci all’acqua, rinunci alla vita. Siamo fatti d’acqua, che probabilmente è anche la stessa materia dei sogni. L’acqua si trasforma: in cristalli, vapore, fiocchi di neve, opere d’arte uniche e irripetibili. L’acqua è cambiamenti di stato, previsioni meteo, il ciclo dell’acqua che si studia fin dai primi anni di scuola, è grandi montagne ghiacciate, iceberg che danno vita a paesaggi da fiaba. L’acqua che sgorga dalle fontane disseta sotto il sole cocente di luglio quando l’orologio segna le tre; l’acqua salvifica della doccia per lavare via lo smog, le tensioni e l’umidità appiccicaticcia; il bicchiere d’acqua fresca, quello che puoi vederlo mezzo pieno o mezzo vuoto, l’acqua che cade dal cielo, quando rende tutto più grigio, malinconico, poetico. L’acqua che non finisce mai, l’acqua che attenti, mica può durare in eterno. Acqua come metafora, elemento simbolico di pulizia, liberazione che lava via, fonte di vita, l’inizio di tutte le cose. Acqua che ha un suo suono e un suo linguaggio, acqua battesimale.

“Clof, clop, cloch,

cloffete,

cloppete,

clocchete,

chchch…”

Acqua è pop, è zen, per Dante Alighieri è transizione, acquisisce un valore diverso in base al contesto in cui è collocata. Il fiume Lete cancella i ricordi dei peccati commessi, è questo uno dei poteri mistici dell’acqua: lava via, ripulisce, cancella, come le frasi d’amore disegnate sulla sabbia in riva al mare, quando le onde se le portano via, talvolta voraci, talvolta flemmatiche. Il verde brillante delle piante, senza acqua non ci sarebbero loro, i fiori e i frutti, acqua che scorre come il tempo. Acqua che passa sotto i ponti – come in “Le pont Mirabeau” di Apollinaire – e i ponti restano fermi. Lei va, è impetuosa o si fa rigagnolo, abbonda, scarseggia, gorgoglia, in base a quello che decide il cielo. L’acqua custodisce e nasconde, sommerge risucchia trascina. È l’inquietudine del lago che copre le correnti e quella delle onde, è l’acqua che fa bene, quella del mare che te la vai a cercare per lasciare liberi i pensieri, acqua come simbolo di rinascita.


“The River” di Bruce Springsteen, “Acqua azzurra acqua chiara” di Lucio Battisti, “Bridge over troubled water” di Simon & Garfunkel, “Sailing” di Rod Stewart, “Red Rain” o “Purple Rain”, Peter Gabriel o Prince, “By this river” (“Always feeling to remember why we came”) di Brian Eno, “Rain and tears” (“are the same”) degli Aphrodite’s Child, “Com’è profondo il mare” di Lucio Dalla, “Acqua” di Loredana Bertè o “Acque” di Guccini, “Summer on a solitary beach” (“Mare mare mare voglio annegare / Portami lontano a naufragare / Via via via da queste sponde / Portami lontano sulle onde”) di Battiato.


L’acqua dei porti, di andate e ritorni, l’acqua del mare grande e sconfinato che cela nuovi mondi misteriosi dietro la linea dell’orizzonte, l’acqua distruttrice, delle mareggiate, dei nubifragi, che porta caos, si prende la vita e le sue cose. Quella dolce o quella salata, l’acqua è pericolo, sicurezza e incertezza allo stesso tempo, elemento mistico e mitico. L’acqua del Gange, archetipica, quella del Mar Rosso che si separa di fronte a Mosè, acqua da rituale, nostalgica (“Acque Lombarde” di Corazzini), elemento ricorrente della poetica di Saba, non c’è artista che non ne abbia parlato o non l’abbia raffigurata. L’acqua all’origine della vita è emblematica nel quadro della Venere botticelliana, Michelangelo dipinge il Diluvio Universale. Innocua, turbolenta, assassina, insieme ad Aria, Terra e Fuoco è uno dei quattro elementi. Cambia forma, si adegua e sa aspettare. “La goccia che scava la pietra non per la forza ma per la sua costanza” scriveva Lucrezio. Le dedica una poesia D’Annunzio, ci sono i proverbi (perdersi in un bicchiere d’acqua), San Francesco loda il Signore per sor’Acqua, “la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta”. Il mare è per chi cerca se stesso, “Il racconto dell’isola sconosciuta” di Saramago, “Il vecchio e il mare” di Hemingway, il ruolo che ha nelle opere di Marquez, un costante spunto di riflessione, elemento che restituisce ciò che ha preso altrove (Esteban, “L’annegato più bello del mondo”), il mare (anche quello di nebbia) di Caspar David Friedrich, le Ninfee di Monet. Freud e Jung rimandano il pensiero dell’acqua e del mare alla figura materna. Si tratta di un simbolo importante, il primo elemento con cui entriamo in contatto ancor prima di venire al mondo. Liquido amniotico, l’immagine di un neonato sott’acqua è sempre suggestiva (in versione grunge, Nirvana – Nevermind). Acqua per lo sport, per la meditazione, quella del Nilo che rendeva fertile il terreno. Poseidone/Nettuno, dio del mare, il mito di Narciso (la sublime rappresentazione di Caravaggio) che usa l’acqua per specchiarsi, perdutamente innamorato di sé. Numerose creature della mitologia greca sono legate al mondo dell’acqua, come le Gorgoni (Euriale, Medusa e Steno), le Naiadi e le Pegee, ninfe delle acque correnti e quelle delle sorgenti e delle cascate. Le Nereidi, di cui fa parte Calipso (trad. “colei che nasconde”), della quale si innamorò il curioso Ulisse. L’acqua è un elemento importante in tutti i tipi di mitologia, anche quella dei nativi americani, è al centro di numerosi rituali – come la più nota danza della pioggia. Secondo le credenze di alcune tribù il mondo cominciò dopo il diluvio universale quando rimasero solo il seminatore Watacame e una cagnolina, che si trasformò in seguito nella dea delle acque e insieme ripopolarono il mondo. Il Grande Spirito Manitù, invece, fu il responsabile della creazione delle razze: Manitù voleva creare gli uomini con l’argilla, la pioggia spense il fuoco mentre l’argilla era a cuocere e così nacque la razza bianca.



Se Piero della Francesca ritrae il Battesimo di Cristo, in cui l’acqua ha un ruolo fortemente simbolico, Giorgione ne “La tempesta” dipinge un ruscelletto che fa da sfondo al paesaggio, ma un lampo che squarcia il cielo indica che sta per arrivare un temporale e l’acqua abbonderà. Ha tutt’altro scopo, invece, il fiume che accoglie il corpo stanco di Ofelia, protagonista di una delle storie d’amore più struggenti di sempre (Amleto), dipinto da Millais ma anche da Waterhouse. Van Gogh durante il suo soggiorno ad Arles dipinse uno dei suoi quadri più celebri, “Notte stellata sul Rodano”, ma anche gli artisti contemporanei valorizzano spesso l’acqua nelle loro opere. Il più famoso è forse Bill Viola, che dall’acqua ha tratto ispirazione quando, a soli 6 anni, si è ritrovato sul fondo del lago ma per fortuna è riemerso. L’evento è stato fondamentale per la sua carriera negli anni a venire, ma anche molti suoi colleghi, da Marina Abramovich a Olafur Eliasson hanno valorizzato l’acqua. Su tutti l’architetto Kunlè Adeyemi, che sull’acqua ha realizzato la Makoko Floating School, una vera e propria scuola galleggiante per combattere il problema dell’urbanizzazione troppo veloce che affligge la Nigeria ma anche molti altri paesi africani. Questa scuola particolare risolve diversi problemi: l’assenza di infrastrutture, evita il sovraffollamento nei centri urbani perché non sfrutta il suolo e si adatta al livello variabile delle acque su cui posa, evitando così di essere sempre a rischio inondazione, come accadrebbe per una normale palafitta.

Tornando alla mitologia, anche in quella celtica l’acqua svolge un ruolo importante, per esempio Lir è il dio del mare irlandese. Hapy invece è la divinità egizia delle inondazioni annuali del Nilo, fondamentali per avere un terreno fertile. Nel ciclo arturiano compare Fata Morgana, le storie su di lei sono tantissime e tutte diverse, una leggenda nordica narra che Morgana fosse solita indurre i marinai a visioni (da qui il famoso fenomeno della Fata Morgana) per distrarli e condurli alla morte – una versione alternativa al canto delle Sirene. Provate a pronunciare il suo nome: Chalciuhtlicue (o più “semplicemente” Acuecucyoticihuati) era la dea di tutte le acque terrestri nella religione azteca. Dalla mitologia arriva un’altra usanza che tutt’oggi portiamo avanti, quella di lanciare le monetine nella fontana. Se esprimiamo un desiderio quando ci affidiamo a questo gesto ormai considerato tradizionale, è perché un tempo si usava fare un’offerta alle divinità dell’acqua, che erano in grado di esaudire i desideri. C’è poi l’importanza dell’acqua – del Gange in particolare – nella religione induista. A Varanasi fanno ritorno migliaia di indù per morire nella città sacra. Almeno una volta nella vita è previsto che ogni fedele si immerga nel fiume sacro, morire lì – o far spargere lì le proprie ceneri – è così importante perché in base alla religione induista è quello l’unico posto sulla terra in cui ci si possa liberare dal Saṃsāra (in senso molto ristretto, il ciclo di dolore e sofferenza del mondo materiale). Al di là di tutti i riti e le credenze, sappiamo benissimo che l’acqua è fondamentale in ogni nostro gesto quotidiano, dal lavarsi al cucinare, un mondo privo di essa non potrebbe esistere. Senza l’acqua, poi, non si potrebbe preparare nemmeno il caffè.


Foto di Federica Di Giovanni

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