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Spaghetti e Daiquiri

Postato il 3 gennaio 2015 da Elide Messineo
Da quando Ernest Hemingway svelò la sua passione per i cocktail (“Mojito alla Bodeguita e Daiquiri al Floridita“) il grande pubblico si è sempre interessato alle preferenze dei personaggi importanti in fatto di cibo e alcol. Tra i personaggi che hanno riscosso maggiore successo in questo campo e che hanno suscitato la curiosità dei “comuni mortali” ci sono dittatori e tiranni. Da qui è nato un libro scritto a quattro mani da Victoria Clark e Melissa Scott:Dictator’s Dinner: a bad taste guide to entertaining tyrans“.
Abbiamo personaggi che si trovano agli antipodi e con gusti culinari completamente diversi tra loro, anche se spesso i loro estremismi li hanno portati a compiere atti che li rendevano più simili che mai. Come Stalin, che amava pranzare con carne – soprattutto d’agnello – e composta di frutta e a cena con uova fritte e satsivi (pollo con noci e spezie). Prediligeva la cucina georgiana, il suo chef di fiducia è stato il nonno di Vladimir Putin e amava tenere banchetti che duravano molte ore, costringendo gli invitati a fare giochi di vario genere, che spesso si concludevano con buona parte dei commensali sbronzi e le naturali conseguenze che non staremo qui a spiegare.
Dall’altra parte c’era quello che almeno su carta figurava come alleato, Mao Zedong, che apprezzava la cucina semplice della sua terra. Riso al latte, farina di fave e verdure e maiale in tutte le sue versioni. C’è chi dice che non fosse un grande amante del cibo e chi invece sostiene che lo apprezzasse parecchio. In entrambi i casi, non compaiono bambini nei menu dei due statisti.

Altri due grandi dittatori hanno avuto gusti molto particolari e abitudini strane in fatto di cibo: Adolf Hitler aveva assunto 15 assaggiatrici per assicurarsi che i suoi piatti non fossero avvelenati, attendeva per 45 minuti prima di essere certo che tutte fossero sopravvissute ad un ipotetico boccone letale. Tra i suoi piatti preferiti c’era il piccione ripieno di lingua, fegato e pistacchi, ricetta che poi dovette abbandonare per diventare vegetariano. Il motivo di questo cambiamento di alimentazione pare fosse una flatulenza acuta alla quale tentò di rimediare nei modi più disparati, perfino assumendo estratti di feci di contadini bulgari, ma ci auguriamo che si tratti solo di leggende.
Contrariamente a quanti molti potrebbero pensare, invece Benito Mussolini non era il classico italiano amante della pasta, e anche lui aveva qualche problemino. La stitichezza cronica lo ha portato a mangiare ogni sera aglio tritato con olio e limone. Niente purè di patate invece, insieme alla pasta pare gli causasse un forte mal di testa.

Dall’altra parte del mondo, qualche tempo dopo, altri due personaggi stavano arrivando ai ferri corti, ma tra un impegno e l’altro non dimenticavano di concedersi un buon pasto. A Cuba Fidel Castro ha sfoggiato tutte le volte che gli è stato possibile le sue abilità ai fornelli. Promotore dell’agricoltura sperimentale e contrario ad ogni tipo di spreco, prima di avere gravi problemi di salute amava gamberi e aragoste ma anche la carne, in particolare il fegato d’oca. Tra i suoi gusti prevalevano anche i formaggi francesi e pare preparasse un’ottima zuppa di tartaruga. Dal socialismo cubano al democratico John Fitzgerald Kennedy che talvolta, preso dai troppi impegni, si dimenticava pure di mangiare. Amante della cucina francese, a colazione si concedeva bacon, uova in camicia su pane tostato, latte e succo d’arancia, tipica colazione made in USA.

L’America ha sfornato molte tradizioni culturali, che avremmo rischiato di non conoscere mai se Cristoforo Colombo non si fosse avventurato in mare. Di certo sulle navi dell’epoca l’abbondanza di cibo non era cosa comune. A bordo si consumavano molto aglio, carne e pesce essiccati e le famose gallette, spesso abbinate alla zuppa o al latte. Senza Colombo oggi sulla nostra tavola non potremmo assaporare pomodori, patate e peperoni ma c’è chi dice che se molti anni prima Marco Polo non avesse viaggiato nella direzione opposta, non mangeremmo gli spaghetti. Il celebre mercante e viaggiatore sicuramente durante i suoi viaggi seguiva lo stesso regime alimentare del “collega” e la leggenda degli spaghetti è considerata una bufala, ma è piaciuta così tanto che è stata raccontata pure sul grande schermo con Gary Cooper nei panni del marinaio Spaghetti che durante una spedizione scoprì questo tipo di pasta al quale poi rimase il suo nome.

Ad oggi la curiosità del pubblico nei confronti dei personaggi famosi si rivolge soprattutto a volti del mondo dello spettacolo, popstar in pole position. Ha fatto chiacchierare in più occasioni la dieta seguita da Lady Gaga per essere in forma impeccabile nei suoi tour estenuanti: 5 pasti in 5 minuti contenenti solo 5 ingredienti o cibi diversi in base al giorno della settimana, non sapremo mai quale sia davvero il suo segreto. Di certo qualcun altro si preoccupava meno della forma fisica e a modo suo è stato pop: Luciano Pavarotti. Amante della buona cucina, fedele alle sue radici modenesi, pare odiasse il cibo cinese e avesse una predilezione per bruschette, Lambrusco ma soprattutto per la pasta. Da sempre apprezzato a livello mondiale, nel 1988 ha dato il suo contributo al Metropolitan Cook Book proponendo la sua ricetta dei pennoni al tonno. Non perdeva occasione, soprattutto oltreoceano, per elogiare la pasta e condividere con amici, stampa e pubblico il suo grande amore per il cibo.

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