Interviste

Marcella Bianchi, il cibo vegetariano arriva anche a Roma


Marcella Bianchi ci aveva già raccontato del suo approccio con il mondo della ristorazione e del cibo vegetariano e vegano, stavolta ci parla della sua esperienza al Mercato Centrale di Roma.

Laureata in giurisprudenza, ha vissuto un’esperienza di lavoro in Australia e, una volta tornata in Italia, ha deciso di mettersi al lavoro gestendo un’attività tutta sua. Dopo Firenze, la bottega Veg & Veg è arrivata anche a Roma, ma com’è cambiato l’approccio dei clienti?

A Roma è stato un inizio interessante, molto diverso rispetto a Firenze, perché da subito ci sono stati molti romani, mentre a Firenze molta gente dall’estero. Ho visto un approccio diverso a quello che offriamo noi. A Firenze molta gente americana o del nord Europa conosce già i prodotti e c’è più apertura verso il cibo vegano e vegetariano, i romani – come gli italiani in genere – sono più abitudinari, sono legati ai piatti della tradizione. Non è una critica, perché è molto bello restare legati alle tradizioni e in realtà adesso che anche io sto conoscendo meglio il posto e le persone, vedo che invece c’è comunque apertura, c’è più curiosità. Qui il cliente vuole essere coinvolto e a quel punto è disposto a provare. A Firenze è tutto più veloce e non chiedono molte spiegazioni, qui sotto un certo punto di vista è meglio, è tutto più rilassato e ti permette di trasmettere più contenuti.

L’offerta è varia ma, visto il differente approccio, quali sono i prodotti che funzionano di più?

Noi proponiamo burger vegani e vegetariani, che vanno molto bene, poi qui apprezzano i sapori un po’ più forti, ma vanno molto anche le centrifughe. Ci sono prodotti nuovi come le polpettine vegane e la parmigiana, che abbiamo iniziato a fare per caso ma funziona molto, sicuramente perché è un piatto tradizionale, che ti fa sentire a casa. Ci stiamo ancora assestando, stiamo sperimentando ma è molto interessante.

Abbiamo preparato dei bigliettini con delle domande casuali, Marcella ne ha pescati tre e la prima domanda riguardava un ricordo piacevole della sua infanzia. Cresciuta in una famiglia numerosa, ha raccontato di un’attività che fin da piccola l’ha messa in diretto contatto con la natura:

La mia scelta è etica e ambientale, nel mio caso viene ancora prima di quella salutista. Mio padre si occupa di omeopatia, mi ricordo che quando eravamo piccoli ci portava nei boschi a raccogliere delle piante spontanee, ricordo che andavamo a raccogliere questi fiori gialli da cui estraeva uno sciroppo. Quando penso alla natura, ai frutti della terra, mi viene in mente questa scena della raccolta, la scelta di utilizzare quello che viene dalla terra, la trasformazione, la lavorazione in casa e poi l’utilizzo. Era molto istruttivo e ancora oggi lo ricordiamo come un momento molto divertente.

Com’è cambiato l’approccio con il cibo dopo l’avvento dei social?

Sicuramente è cambiato in modo totale. Se insieme ai social si considera anche la televisione, ricordo che nel 2011-2012, quando sono stata in Australia, c’erano i primi talent show culinari, l’approccio al cibo iniziava ad essere diverso. È stato rivalorizzato il lavoro in cucina, il lavoro da cuoco dal punto di vista creativo. All’inizio non così tanta gente aspirava a lavorare in cucina, oggi è un tipo di lavoro riconosciuto diversamente. Prima c’erano i grandi cuochi, conosciuti nella loro cerchia, che invece poi si sono fatti conoscere dal grande pubblico, hanno seguito la scia di talent e reality coinvolgendo anche la gente e questo secondo me ha puntato molto i fari sul cibo, sulla tradizione; ha riportato alla rivistazione del cibo dei vari posti e nei giovani in generale è tornata una voglia di mettersi in gioco in questo campo. Tutti abbiamo una spinta artistica, chi più e chi meno, e la ristorazione è rientrata tra le cose che permettono di esprimere il proprio lato creativo, una volta invece non era così scontato.

Anche se il fenomeno social ha permesso a chiunque di valorizzarsi e mettersi in mostra, può capitare che vi sia un eccesso, come spesso accade. Marcella Bianchi è però convinta che nel tempo avvenga una scrematura e che i migliori, nonostante tutto, sono destinati a rimanere e ad emergere. Chiudiamo la nostra intervista chiedendole un motto:

È tutto per il meglio. Ogni cosa che succede ha un significato e di solito è per un’evoluzione. Nella mia vita ha sempre funzionato.

Ma basta solo questo o c’è del lavoro da fare prima di raggiungere la meta?

Ci sono delle direzioni, ma bisogna lavorare per entrarci e rimanerci. Se stai attento, riesci a capire dov’è giusto andare.

Arrivati alla fine dell’intervista, nel caso in cui non l’abbiate capito, in questo momento è giusto andare ad assaggiare una delle delizie della sua bottega!


marcellabianchi


Foto di Federica Di Giovanni