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C’è vita su Marte? Il cibo e il futuro su un altro pianeta

Postato il 9 febbraio 2018 da Elide Messineo
Lo scorso 6 febbraio da Cape Canaveral, in Florida, è partito il primo lancio del Falcon Heavy e si è rivelato un successo.

Si tratta del razzo progettato dalla compagnia SpaceX del visionario Elon Musk, ed è anche il razzo più grande e potente attualmente esistente. Sono stati momenti di grande tensione ed emozione, poiché c’erano buone probabilità che qualcosa non funzionasse e invece tutta la squadra che ha lavorato al progetto ha potuto gioire del successo. Diretta verso l’orbita di Marte intorno al Sole c’era una Tesla Roadster, a bordo lo Starman – l’uomo delle stelle -, un manichino. Sul cruscotto della Tesla è apparsa la scritta “Don’t panic!“, chiaro omaggio a Douglas Adams e alla sua “Guida galattica per autostoppisti” (a bordo anche un asciugamano e una copia della “guida”), mentre in sottofondo risuonava “Life on Mars?” di David Bowie, citato due volte. Un momento molto pop, che passerà alla storia, e un altro “grande passo per l’umanità”. Gli umani sono creature molto socievoli e, se gli alieni dovessero esistere davvero, si ritroverebbero una decapottabile e un vinile d’oro in giro per lo spazio, il Voyager Golden Record della NASA (lanciato nello spazio nel 1977) racchiude il “best of” dei suoni della Terra, tra questi c’è “Johnny B. Goode” di Chuck Berry. Ci auguriamo che abbiano un buon senso del ritmo.

La prima parte del sogno di Elon Musk si è avverata, l’obiettivo dell’azienda aerospaziale SpaceX è quello di colonizzare Marte ma non è l’unica a volerlo. Ci sono anche la NASA e Mars One, al lavoro da anni per riuscire a capire come fare a portare l’umanità sul pianeta rosso. Curiosità e una possibile via di fuga, visto che la Terra potrebbe essere davvero al collasso nel giro di pochi anni. Uno dei pregi di SpaceX, tra l’altro, sono i costi ridotti e la possibilità di riciclare buona parte dei materiali usati, per dare il buon esempio anche fuori dal nostro pianeta. Tanto per chiarire le buone intenzioni.

Se l’è chiesto David Bowie e ce lo siamo chiesto un po’ tutti, c’è vita su Marte? O su altri pianeti? Gli scienziati hanno studiato a lungo questa possibilità, diventata peraltro oggetto di numerosi film, fumetti e libri di fantascienza. Il dubbio venne sollevato anche a fine Ottocento, quando l’astronomo italiano Giovanni Schiaparelli in una delle sue pubblicazioni fece notare di aver visto dei canali su Marte. Dopo le sue osservazioni, durante le quali aveva notato la struttura superficiale del pianeta, con le famose tempeste di sabbia e le sue calotte polari, il significato delle sue parole fu travisato. Un’errata traduzione in inglese fece pensare che Schiaparelli si riferisse a canali artificiali e che quindi alludesse all’esistenza di altre forme di vita, dal misunderstanding nacquero molte speculazioni, ma riuscì anche a risollevare un’ondata di creatività.

La dieta marziana

In molti si chiedono che dieta segua l’uomo che sogna di portare un milione di persone su Marte e che è arrivato a lavorare fino a 100 ore a settimana. Elon Musk in alcune interviste ha raccontato di dormire circa sei ore e mezzo al giorno, di allenarsi una o due volte a settimana e di bere molta Pepsi. Non ha tempo per la colazione – nonostante sia il pasto più importante della giornata – ma non rinuncia a grandi quantità di caffè e, qui si cade nell’ovvietà, a una barretta di Mars. Musk ha dichiarato che cerca costantemente di eliminare l’eccesso di zuccheri nella sua dieta e che spesso non ha tempo per mangiare. Tra lavoro, convegni e riunioni, si concede 5 minuti per il pranzo, sia questo che la cena sono sempre preparati da qualcun altro. Niente di particolare, quindi, nella dieta di un uomo fuori dall’ordinario, che però ha fatto impazzire i fortunati visitatori che si sono ritrovati nella caffetteria della SpaceX. Possono entrare solo persone che abbiano amici o parenti che lavorano lì, ma si trovano diverse recensioni su Yelp che parlano della caffetteria come del paradiso degli amanti della pausa caffè. Frozen yogurt, soda machines con touchscreen, deliziosi pasti e tanta gentilezza, tutti descrivono la SpaceX come il luogo di lavoro ideale: si lavora tanto ma in armonia, con un obiettivo comune grandioso.



Come mangeranno, invece, le colonie di terrestri che si trasferiranno su Marte? La NASA studia da anni un modo per riuscire a coltivare verdure in una condizione ostile come quella marziana, raggiungendo successi notevoli nel corso del tempo. Lavorando su campioni di suolo lunare e marziano è riuscita a far crescere dieci colture diverse, tra cui patate e piselli. Tutto avviene principalmente grazie al riciclo, per Marte e per la Luna sono previsti metodi di agricoltura sostenibile al 100%, in cui niente – nemmeno il fiato degli astronauti – verrà sprecato. A proposito di cibo e di agricoltura, Kimbal Musk (fratello di Elon) si impegna moltissimo su questo fronte e con le sue iniziative sta rivoluzionando la concezione del cibo negli Stati Uniti, molti giovani stanno tornando all’agricoltura e chiedono a gran voce un cibo di buona qualità. Una famiglia che ha a cuore questo pianeta e anche quell’altro, insomma. Un ulteriore elemento importante per le coltivazioni extraterrestri potrebbero essere i lombrichi che, migliorando la fertilità del terreno, potrebbero agevolare molto il sistema agricolo; i lavori in materia sono ancora in corso ma sono a un punto piuttosto buono. A giudicare dai film di fantascienza, i lombrichi e i loro simili potrebbero diventare perfino un’altra componente del pasto di riferimento dei futuri marziani. Basti pensare alla dieta di Jabba in “Star Wars” o alle pietanze Klingon di “Star Trek”: tra racht e gagh, si tratta molto spesso di grandi vermi cotti in vari modi. Per non parlare, poi, di “Dune” e della spezia melange che si trova sul pianeta Arrakis. Gli insetti, probabilmente per il loro aspetto poco allettante o perché insoliti nella dieta di buona parte degli spettatori e dei lettori amanti della fantascienza, sono sempre stati gettonatissimi in questo settore. Potrebbe essere un’ulteriore conferma che saranno proprio loro il cibo del futuro.

Marte nella cultura pop

“Extraterrestre vienimi a cercare,

voglio un pianeta su cui ricominciare”.

Nel 2015 Ridley Scott ha diretto Matt Damon in “Sopravvissuto – The Martian“, a sua volta tratto dal libro di Andy Weir. Quest’ultimo in un’intervista ha immaginato quale potesse essere il primo comfort food addentato dal protagonista al suo ritorno sulla Terra e ha dichiarato che sarebbe stato la pizza. Nel film le situazioni narrate non sono del tutto improbabili come potrebbe sembrare e viene ribadita l’importanza di riuscire a riciclare e coltivare per poter sopravvivere. Mark Watney, dopotutto, oltre che ingegnere meccanico è anche un botanico, è il Chuck Norris dell’agricoltura marziana.

Di personaggi e storie ispirati da/al pianeta rosso ce n’è a non finire, da Marvin il marziano dei Looney Tunes (1948) passando ai primi ’60, quando fu il turno delle figurine di “Mars Attacks” che uscivano insieme alle chewingum. Da quelle Tim Burton trasse l’idea per il suo film del 1996, a sua volta parodia della cinematografia sci-fi degli anni ’50. All’epoca in cui uscirono, le figurine suscitarono numerose critiche per l’aspetto degli alieni, forse troppo inquietante per i bambini. Tra le opere più conosciute c’è poi “La guerra dei mondi” di Herbert George Wells. Il 30 ottobre 1938 il grande regista Orson Welles, allora giovanissimo, seminò il panico quando decise di farne un adattamento radiofonico: si rivelò così credibile che in molti pensarono davvero che i marziani stessero invadendo e distruggendo il New Jersey, qualcuno chiamò preoccupato per accertarsi dell’orario in cui il mondo sarebbe finito. Da lì è arrivata “It’s the end of the world” dei R. E. M. La fine del mondo che conosciamo. E va tutto bene. Voi come state?

Foto di Federica Di Giovanni

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