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Cibo da prepper: I will survive!

Postato il 27 marzo 2017 da Elide Messineo

Durante l’Expo del 2015 che si è tenuto a Milano nel padiglione della Svizzera si potevano trovare quattro torri piene di cibo, l’inizio di un esperimento sociale che ha messo a dura prova la voracità dei visitatori.

Di fronte al cibo è difficile trattenersi, ma alla base dell’esperimento sociale c’era proprio l’intenzione di capire come si sarebbero comportate le persone di fronte a delle risorse limitate. Con questa consapevolezza e il titolo-interrogativo “Ce n’è per tutti?” ogni avventore era cosciente del fatto che, finiti i quattro piani, le risorse di acqua, caffè, mele e sale non sarebbero state riempite nuovamente. Il nostro pianeta si trova proprio allo stesso punto dei piani delle torri durante le prime settimane dell’esperimento: sull’orlo del collasso. Qui si aggiunge un altro tassello, che deriva da un’affermazione di Alfred Henry Lewis fatta nel 1906: “a nove pasti dall’anarchia“. L’argomentazione, attribuita anche a Lord Cameron of Dillington, venne ripresa nel 2008 dal Daily Mail con l’inizio della crisi economica. Immaginate che le risorse di cibo siano visibilmente limitate, ovvero gli scaffali dei supermercati ormai svuotati (Venezuela nel 2016, per esempio), quanto tempo ci mettereste a derubare il vostro vicino o a commettere altri crimini pur di essere certi che avrete un pasto da consumare? Nove pasti, appunto. Poi l’anarchia, la perdita di controllo e puro indomabile istinto di sopravvivenza.

Lo scenario è apocalittico e, lasciando da parte teorie complottiste sui governi, è qui che entrano in gioco i prepper. Pensando ad uno scenario simile, probabilmente molti di noi non sarebbero preparati ad affrontarlo, sotto molteplici punti di vista. Quanti di noi hanno scorte di cibo in vista di una crisi irreparabile o di un’invasione zombi? E quanti di noi hanno delle solide nozioni di primo soccorso? L’argomentazione si può affrontare ironicamente o realisticamente, i prepper lo fanno concretamente e anche per passione. Si occupano di prepararsi a qualsiasi tipo d’emergenza, che va dalla crisi finanziaria alla bomba atomica. Questi gruppi di persone si allenano per rispondere a emergenze mediche, assenza di elettricità, acqua o cibo e si possono confondere con i survivalisti che, salvo sottili differenze, si occupano più o meno delle stesse tematiche, con uno stile più militare. La costruzione di rifugi, la preparazione di scorte di cibo e medicinali e di strumenti in grado di fornire energia sono alcuni dei requisiti necessari per far parte della categoria. Per chi ha fatto anche solo piccole scorte in vista di momenti peggiori, si potrebbe dire che è già un po’ prepper.



Tra le soluzioni in caso di grandi emergenze c’è quella relativamente più sicura di rimanere rinchiusi dentro casa, ancora meglio se si è pensato di costruire un rifugio ad hoc. Bugging in, nel gergo, pratica diametralmente opposta al bugging out, che invece richiede di lasciare la propria abitazione portando con sé tutti gli strumenti necessari e in una situazione simile non c’è nulla che sia lasciato al caso. Per quanto riguarda il cibo, ovviamente la situazione cambia in base al tipo di emergenza e in questo ambito sicuramente le razioni degli eserciti possono rivelarsi funzionali. I semi di ortaggi sono beni preziosissimi come i cibi a lunga conservazione, quindi tutti quelli in scatola. Vale la regola del FIFO: first in-first out, ciò che si conserva per primo, va consumato prima di tutto il resto. Ci vogliono rigore e ordine, mentale e pratico, entrambi difficili da mantenere se il mondo intero riversa nel caos. Tra i cibi adottati dai prepper c’è il pemmican, una preparazione che a primo impatto ha l’aspetto di un piatto futurista, solitamente preparato con polvere di carne essiccata mescolata a grasso e spezie. Si tratta di un cibo che, per via dei suoi valori nutrizionali, si è rivelato molto utile nelle spedizioni polari e per i prepper si è rivelato ideale proprio perché si può conservare a lungo, è calorico e molto nutriente. La ricetta originale arriva dai nativi americani ma in caso di guerra nucleare è consigliata anche una scorta di MRE: meal-ready-to-eat. Si tratta delle note razioni K usate dall’esercito che esistono anche in versione civile e si possono trovare in commercio. Ogni razione garantisce i tre pasti giornalieri, quelle italiane sono diventate le più famose perché considerate le migliori. Di certo non si tratta di preparazioni gourmet, ma le razioni sono ottimali per le unità mobili che devono spostarsi per brevi periodi e sono una risorsa che attira molto anche i prepper. Il pemmican, inoltre, rimane uno degli alimenti prediletti perché è stato trovato in ottimo stato di conservazione e possibilmente commestibile anche dopo oltre vent’anni.

A contribuire alla nascita di questi gruppi sono stati sì i governi, le crisi economiche, le minacce di guerre nucleari, ma anche buona parte della narrativa post-apocalittica nello stile di “Io sono leggenda“, senza contare i film dello stesso genere e/o catastrofici (Roland Emmerich è un maestro in questo) e le serie tv, che si trovano in versione “The Walking Dead” o più leggera e spensierata come “The last man on Earth“. Guardando o leggendo qualcosa di appartenente al filone, sicuramente tutti ci siamo chiesti come ci comporteremmo, i prepper si occupano di rispondere alla domanda nell’eventualità che possa accadere.


Foto di Federica Di Giovanni

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