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Dalla Regina Nera al Re Sole: evoluzione di una forchetta

Postato il 19 giugno 2018 da Elide Messineo
Alla corte del Re Sole le forchette furono bandite per lungo tempo in quanto vezzo eccessivo, in netto contrasto con i precetti religiosi che il Re seguiva assiduamente fin da bambino.

Fu solo con l’espansione del suo potere, che si diramava dalla reggia di Versailles, che iniziò a mostrarsi meno restìo alle nuove tendenze. Nel corso della sua vita, inoltre, Luigi XIV di Francia si mostrò tanto attaccato alla religione quanto libertino. Molti i riti liturgici, la messa ogni mattina, ma altrettante amanti – in arrivo dai passaggi segreti per loro escogitati – e conseguenti figli illegittimi. Luigi XIV si era sempre dimostrato anche un grande amante dell’arte e della cultura. Costruì la reggia di Versailles per spostare il mondo dell’aristocrazia francese verso di sé, distraendolo con banchetti e balli dal cuore della politica, Parigi. Pare, peraltro, che la capitale non gli andasse troppo a genio, sebbene avesse compiuto molte iniziative per esaltarla e circondarsi di ulteriore sfarzo e splendore.

Tra una battuta di caccia e l’altra, l’aristocrazia parigina si prostrava di fronte al Re Sole. Zuppe, arrosti, omelettes, frutta e dolci di ogni tipo, a un certo punto fece il suo ingresso a tavola anche la forchetta: da allora il Re non dovette usare una salviettina umida con la quale si puliva le dita dopo aver mangiato con le mani. Fu un ingresso senza troppo clamore per lo strumento che ricordava molto da vicino il temuto forcone del demonio – e anche quello dei contadini, livello troppo basso per poter contaminare con i loro usi e costumi la tavola di un re. Un secolo prima le forchette avevano comunque già fatto il loro ingresso alla corte di Francia grazie al contributo di Caterina de’ Medici, rinominata “La Regina Nera”. Nuove usanze arrivavano da Firenze e venivano introdotte nel Paese dalla Regina Madre, una figura importantissima nella storia della monarchia francese, ma da sempre discussa e controversa. Caterina de’ Medici introdusse la cucina toscana, facendo arrivare cuochi dalla sua regione d’origine. Introdusse la forchetta per evitare di continuare a mangiare con le mani, anche se questa modalità è apprezzata ancora oggi da molte popolazioni e per determinati tipi di pietanze. Caterina fu un personaggio molto influente ma da lei al Re sole cambiarono molte cose nella politica francese e internazionale e ogni monarchia, ovviamente, aveva una sua impronta.



Roma vs. Bisanzio

Facendo un salto indietro nel tempo, fu un’altra la corte in cui la forchetta diede scandalo. Reperti archeologici indicano che la posata, nella sua versione primitiva, era già in uso in epoca greca e romana. Destò scandalo, però, a Venezia, importata da Costantinopoli. La chiesa romana, che aveva rapporti molto stridenti con quella ortodossa, non vide nulla di buono in quello strumento così superficiale. A Venezia la forchetta fece il suo debutto con Maria, la principessa greca moglie del Doge Giovanni Orseolo II e nipote dell’Imperatore Basilio II. La donna usava una forchetta a due rebbi per mangiare la frutta e in particolare i datteri o altre pietanze ricoperte di miele. La chiesa fu lieta quando lei, il marito e il figlio morirono a causa della peste, poiché erano finalmente stati puniti per i loro peccati. Accadde la stessa cosa quando Domenico Selvo, 31° Doge della Repubblica di Venezia, sposò Teodora. Bizantina anche lei, da Costantinopoli continuò a importare usanze “peccaminose” che includevano l’utilizzo della forchetta. Una cosa che proprio non andò giù al cardinale San Pier Damiani. Pensò che il modo in cui la donna morì – a causa di una cancrena – fu adeguato per i peccati gravi che aveva commesso, tra cui l’utilizzare quello strumento demoniaco. “Non toccava il cibo con le mani ma dagli eunuchi lo prendeva in piccolissimi pezzetti”, scriveva il cardinale, “e subito dopo con una forchettina d’oro a due rebbi, lo avvicinava alla bocca con fare schizzinoso”.

Il Medioevo fu un periodo in cui si fece pochissimo uso di questa posata, sia perché non era alla portata di tutti sia perché si usava far arrivare il cibo in tavola già tagliato. Fino ad allora l’oggetto più utilizzato era stata la lingula, proprio la forchetta a due rebbi usata per infilzare la frutta. Nel corso del tempo non solo i rebbi sono diventati quattro, ma le forchette si sono differenziate a seconda dell’utilizzo che se ne deve fare. Oggi ci sono quelle in plastica o biodegradabili, quelle pieghevoli e quelle che diventano opere di design, quelle parlanti di Bruno Munari. Il presupposto, secondo Sheldon Cooper in “The Big Bang Theory“, è che la forchetta abbia quattro rebbi, altrimenti diventa un tridente. I quattro denti metallici oggi ancora in uso sono il risultato di una necessità arrivata di pari passo con il consumo di pasta. In questo caso dobbiamo lasciare la Venezia e l’astio tra la chiesa romana e Costantinopoli per andare a Napoli. L’idea di migliorare la forchetta pare sia arrivata a metà del Settecento a tale Gennaro Spadaccini. Era poco decoroso mangiare gli spaghetti, bollenti e scivolosi, avvalendosi solo dell’utilizzo delle mani e le forchette disponibili all’epoca non permettevano di afferrare comodamente la pasta. Ferdinando IV di Borbone chiese al suo ciambellano di trovare una soluzione, tutto il resto è storia.


Foto di Federica Di Giovanni

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