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Il cibo felliniano

Postato il 23 gennaio 2015 da Elide Messineo
La Gradisca che mangia al banchetto nuziale, Zampanò sfoga i suoi appetiti sessuali dopo un abbondante piatto di pasta, Carla che spolpa con gusto una coscia di pollo di fronte a Guido, che la osserva leggendo il giornale.


Cibo ed erotismo sono elementi che vanno di pari passo nella filmografia di Federico Fellini ma non sono gli unici, per esempio nel film “E la nave va” racconta i piaceri dell’aristocrazia contrapponendoli all’inferno in cui sguazzano gli inservienti delle cucine.

Il regista che sognava di essere un aggettivo lo è diventato davvero e tutto ciò che è felliniano fa riferimento ad abbondanza – di forme e di modi – alla dimensione onirica, al colore, la stravaganza. Fattori che derivano dall’essere romagnolo di Federico Fellini, grande amante della cucina tradizionale, che non rinunciava mai ad un buon bicchiere di Lambrusco.

Alla sua passione per il cibo è dedicato un libro fortemente voluto dalla nipote (A tavola con Fellini) e, come spesso accade, nelle opere di un’artista c’è sempre una parte autobiografica. La scena di “8 e ½” in cui Marcello Mastroianni interpreta l’alter ego del regista, l’inappetenza di Guido di fronte alla voracità di Carla (Sandra Milo) esprime una relazione complicata; quella di Zampanò (Anthony Quinn), invece, esprime un desiderio primitivo che va ben oltre il semplice atto di nutrirsi; le forme prosperose di Anita Ekberg, che ne “La dolce vita” invita al consumo di latte, e quelle procaci delle donne in genere che hanno costellato oltre che i film la vita stessa del regista, sono sinonimo di un’alimentazione abbondante, di chi è dedito al piacere dei sensi e tende a soddisfarlo a 360°.

E ancora una volta, come succede da sempre, le sensazioni suscitate dal cibo sono irrimediabilmente legate alla poesia e in questo campo Fellini è maestro assoluto. Acclamato e omaggiato dai colleghi di tutto il mondo, ha portato sul grande schermo un’Italia autentica, una danza di sentimenti, la passione per la vita e l’indissolubile legame con uno dei nostri bisogni primari. Tutto questo oggi ci rimane come grande e preziosa eredità: mentre il cinema italiano continua a sprofondare nella banale volgarità, l’opera di Federico Fellini rimane un punto fermo a cui aggrapparsi. Pura arte, irripetibile poesia.

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