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Junk Food, dal trash al gourmet

Postato il 18 marzo 2015 da Elide Messineo
A dispetto del nome che gli è stato assegnato, il cibo spazzatura fa gola a moltissime persone e si può trovare ovunque, quasi sempre a costi bassi. Il termine junk food, coniato nel 1972, racchiude in sé tutti quei cibi ricchi di grassi e alti livelli di calorie e zuccheri e che invece scarseggiano di vitamine e proteine. L’hamburger ne è diventato l’emblema ma ne fanno parte hot dog, patatine fritte, snack dolci o salati, bibite zuccherate. Può capitare che altri cibi, come la pizza, rientrino in tale categoria, perché l’accezione è strettamente legata agli ingredienti usati per la preparazione di questi alimenti.

Il cibo spazzatura è diventato fenomeno di studio, in America è fortemente diffuso il problema dell’obesità anche tra i più piccoli a causa dell’altissima diffusione dei fast food, la fabbrica del cibo spazzatura per antonomasia. E’ stato verificato che una dieta in cui è presente solo junk food è fortemente dannosa, alcuni Paesi hanno preso delle precauzioni in merito e da qualche anno la First Lady Michelle Obama porta avanti la sua campagna per l’alimentazione sana e il movimento.
Il cibo spazzatura è pubblicizzato agli eventi sportivi e compare molto spesso in tv, Coca Cola e McDonald’s saranno anche presenti come sponsor dell’Expo di Milano e non sono considerati di certo tra i marchi più sani in circolazione. Tuttavia un consumo contenuto di junk food accompagnato da una dieta equilibrata e movimento non crea problemi all’organismo mentre è risaputo che una dieta in cui il questo tipo di cibo prevale, comporta disturbi non solo per quanto riguarda il peso, si aggiungono quelli cardiovascolari, diabetici e, soprattutto negli adolescenti, comporta anche la depressione. Alcuni Paesi (Danimarca, Germania e in Italia ci provò Balduzzi nel 2012) hanno cercato di prevenire in qualche modo il problema prevedendo una tassazione sulle bibite zuccherate: le conseguenze del junk food sono considerate un male da combattere, l’alterazione dei comportamenti alimentari porta alla dipendenza che si sviluppa distruggendo la capacità di mantenere una dieta diversificata. C’è da aggiungere però che in Gran Bretagna più persone hanno testimoniato che il cibo sano è troppo costoso e che quindi l’alternativa rimane quella di consumare pasti già confezionati, è anche il fattore economico che contribuisce ad avere un’alimentazione poco sana? In un esperimento realizzato a Baltimora, invece, è bastato aggiungere dei cartelli ai distributori in cui si spiegava l’apporto di calorie di una bibita e i minuti di sport necessari per smaltirle per dimezzare il consumo di bevande zuccherate, il ché vuol dire anche che c’è un’informazione poco diffusa dal punto di vista alimentare.

In alcuni casi è innegabile, basti pensare che il junk food ha “salvato” spesso e volentieri chi ha voluto fare viaggi low cost all’estero e poteva permettersi di mangiare fuori solo a prezzi molto bassi, è la soluzione di molte cene da studenti o da single che non hanno voglia di cucinare e che quando lo fanno rischiano davvero di generare “mostri” degni di abbattere la concorrenza da fast food.
C’è da dire anche che negli ultimi anni, nonostante una diffusione sempre più ampia di street food e fast food, c’è stata una sorta di inversione di marcia anche in questo ambito: l’idea di rivisitare i cibi, come gli hamburger e gli hot dog e presentarli nella loro variante di qualità. Chiamatela gourmet o in qualsiasi altro modo, ma esiste una possibilità di mangiare quel tipo di cibo che normalmente attrae molto di più rispetto ad un’insalatina o una ciotola di riso e verdure, senza escludere tutti quegli ingredienti e quei fattori che contraddistinguono un’alimentazione sana da una dannosa.

Foto di Federica Di Giovanni

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