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I luoghi comuni dell’estate

Postato il 12 agosto 2017 da Elide Messineo

Sono le spiagge, le aree pic-nic, gli spazi alberati in montagna, i posti più caldi o quelli più freschi, più in alto o più in basso, le sale d’attesa degli aeroporti, le piscine.

Ma sono anche i servizi dei telegiornali con i giornalisti accaldati sulle spiagge che chiedono alla gente cosa farà a Ferragosto, Ferragosto, la sabbia che vola, gli ombrelloni a righe, le temperature più alte degli ultimi 100 anni. Lo spritz in spiaggia, il lago, le mandorle, il concerto in paese, la processione, i fuochi d’artificio, i fiumiciattoli. Gelato come se piovesse, granita in alternativa, fritto misto di pesce – si raccomanda di stare in casa nelle ore più calde della giornata. Mangiare tanta frutta e bere molta acqua, il bikini. La frutta: l’anguria, il melone con il prosciutto crudo, i fichi. La mozzarella e il pomodoro, un panino al volo, i ventilatori, odio l’aria condizionata perché mi fa venire il mal di testa, odio il caldo, vorrei tanto che fosse dicembre. Odio l’inverno, non vedo l’ora che sia estate, un tuffo nell’acqua salata e un dolcissimo bacio d’amor. Gli amori estivi, l’orto, il mojito, il vino meglio se rosè, i falò, la birra gonfia ma vuoi mettere, una birra ghiacciata? Odio Despacito ma non riesco a smettere di cantarla. Combattere l’afa in città, le infradito, gli insetti, i vestitini colorati e leggeri, il basilico, i balli caraibici, in questo posto non c’è niente da fare, le crociere. Il prossimo anno vado in vacanza in Alaska, prendo il sole alle tre del pomeriggio per abbronzarmi prima, non uso la protezione solare. Uso tre tipi di protezione solare, è importante prendersi cura della propria pelle. I limoni, i pedalò, i tuffi, i salvagente a forma di fenicottero o di unicorno, le grigliate, l’aria fresca della sera che arriva solo dopo il 15 agosto. Le ferie che non hai, le ferie che avrai, le ferie che hai avuto prima di tutti gli altri. Le cicale sugli alberi, che cantano imperterrite. Andare a cavallo sulla spiaggia, la discoteca, i cocktail e i tatuaggi, mangiare tutti insieme per condividere gioie e dolori del caldo e tralasciare il pensiero di un’estate che, come ogni anno, è destinata a finire. La salsedine, i capelli bagnati, le onde del mare, le fronde degli alberi, il silenzio della natura, la nostalgia, il caos della città. Gli autobus che non passano, i miraggi, l’acqua fresca, l’ora della siesta, le previsioni meteo, i temporali estivi, il petricore.

I luoghi comuni non sono solo spazi fisici, sono contenitori di banalità. E d’estate si aprono, come immensi vasi di Pandora, si ripetono come tradizioni sacre e non ci si stanca mai per davvero. Alla fine, che male c’è?


Foto di Federica Di Giovanni

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