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Pomo d’amore: il pomodoro tra credenze e tradizioni

Postato il 29 maggio 2016 da Elide Messineo

La strada
si riempì di pomodori,
mezzogiorno,
estate,
la luce
si divide
in due
metà
di un pomodoro,
scorre
per le strade
il succo.

(Ode al pomodoro – Pablo Neruda)

Oggi specialità dei paesi dell’area Mediterranea, il pomodoro ha compiuto un lungo viaggio dall’America centrale, esisteva infatti già al tempo degli aztechi, che lo chiamavano “xitomatl“. In Europa riscosse molto successo nel 1540, anno in cui il condottiero spagnolo Hernàn Cortés lo portò in patria. In estate il pomodoro si mangia in grande quantità, soprattutto nelle insalate, per mantenersi leggeri in vista della prova costume; ne esistono di tutte le forme e colori, come molti altri alimenti siamo così abituati ad averlo sulla nostra tavola che non conosciamo tutta la storia che c’è dietro.

Si diceva che il pomodoro (Solanium Lycopersium) avesse proprietà afrodisiache, ecco perché sia in Francia che in Gran Bretagna lo chiamavano letteralmente “pomo d’amore”. Il nome che conosciamo oggi, invece, deriva dal suo colore originario: oro, appunto. Prima ancora di essere considerato afrodisiaco, il pomodoro era considerato velenoso, passò molto tempo prima che se ne scoprissero le proprietà e i possibili utilizzi, fino ad allora venne quindi usato come pianta ornamentale.

Il boom del pomodoro in Italia

Tutt’oggi quella del pomodoro è una delle principali coltivazioni della nostra penisola, la Campania è stata la regione che ha dato il via alla coltivazione di uno degli ingredienti più importanti della nostra dieta, fondamentale anche per la preparazione della pizza. Famoso per le sue proprietà antiossidanti, si può declinare nei modo più disparati, è buono in un piatto di spaghetti così come in un Bloody Mary (o pomodoro condito, per chi non ama gli alcolici). Esistono numerose varietà di pomodoro: pachino, datterino, vesuviano, blu, San Marzano, cuore di bue. A questo si aggiungono anche diverse colorazioni, ci sono pomodori bianchi, neri, rosa o blu, geneticamente migliorati per aumentare la presenza di antociani e la loro attività antiossidante.

Il San Marzano, dalla forma allungata, è il pomodoro-simbolo della Campania. Prende il nome dal luogo in cui è nato, San Marzano sul Sarno, e oggi è un prodotto D.O.P. La storia narra che arrivò in Campania come dono del vicerè del Perù al re di Napoli, il suolo vulcanico si rivelò favorevole al suo sviluppo. Nel sud si è sviluppata la tradizione di conservare i pomodori per la stagione invernale, essiccandoli. Anche se oggi i pomodori si possono trovare tutto l’anno, quelli secchi rimangono una specialità che ne risalta il gusto, si sa che dalle tradizioni più umili abbiamo ereditato alcuni dei piatti più gustosi della cucina italiana!

Il pomodoro nel tricolore

A dispetto delle sue origini, vista la sua enorme diffusione nel nostro paese e la sua presenza in moltissime ricette, il pomodoro – rosso, come lo conosciamo oggi – conferisce colore anche alla nostra bandiera. Il colori della bandiera italiana sono verde, bianco e rosso, secondo la definizione cromatica il verde è classificato come “verde prato”, il bianco come “bianco latte” e il rosso “rosso pomodoro”, codificato in pantone tessile 18-1660TC (tomato). Dal tricolore derivano di conseguenza i colori della pizza Margherita, creata in onore di Margherita di Savoia: il verde del basilico, il bianco della mozzarella e il rosso, che non ha bisogno di ulteriori presentazioni.

Nemmeno l’arte si è dimenticata di omaggiare il pomodoro, nella pianta e nel frutto. Tralasciando i testi di botanica che lo raffigurano per primi, esistono diverse opere, come “Ferline e i pomi d’amore”, una storia così romantica da avere una statua a Marmande, comune francese dal quale prende il nome una varietà di pomodoro. Osias Beert Il Vecchio lo ritrae nella “Natura morta con carciofi”, impossibile non citare “La primavera” di Arcimboldo, lo troviamo in “Tacchino e pomodori” di Chaïm Soutine, in “Natura morta con ventaglio e pomodori” di Mario Mafai nel salone delle udienze di Palazzo Vecchio a Firenze c’è quella che viene definita la prima rappresentazione artistica del pomodoro in Italia, opera di Francesco Salviati Dè Rossi. E poi c’è l’ormai immancabile Andy Warhol con la sua zuppa Campbell. E a tal proposito, grazie al pomodoro si è sviluppata l’industria conserviera, a partire dai nuovi sistemi di coltivazione di Carlo Rognoni a Parma e poi l’impegno di Francesco Cirio e Piero Sada, che furono i primi ad occuparsi del confezionamento in latta, per noi oggi comunissimo. Nel 1951 i fratelli Mutti davano vita al triplo concentrato di pomodoro, che aveva la capacità di conservarsi a lungo nell’Italia del dopoguerra, mentre si avviava lo sviluppo economico, ancora non tutti avevano un frigorifero a disposizione e la conserva in avanzo andava facilmente a male. Usato anche nel campo della cosmesi, il pomodoro è presente quasi ovunque ma principalmente in cucina, crudo o cotto, fresco o conservato, è buono in tutti i modi e secondo tutte le tradizioni. A voi quale ricetta piace di più?

Foto di Federica Di Giovanni

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