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Salomone, la regina di Saba e le piantagioni di pistacchi

Postato il 4 luglio 2017 da Elide Messineo

Figlio del re David e di Betsabea, Salomone fu il terzo re d’Israele. Famoso in tutto il regno per la sua saggezza, il re Salomone compare più volte nella Bibbia e uno degli episodi più noti che lo riguardano è quello del suo incontro con la regina di Saba.

Le storie, come accade sempre in questi casi, si intrecciano e cambiano a seconda di chi le racconta; la figura della regina di Saba è presente anche nel Corano, è conosciuta come Bilqis, l’adoratrice del Sole che Salomone cercò di convertire. Nella versione cristiana, più semplicemente, la ricchissima regina volle far visita a Salomone per curiosità. La regina di Saba viveva nel deserto, in quella che allora era chiamata Arabia Felix, una fiorente zona commerciale. Incuriosita dalla fama della saggezza di Salomone, decise di fargli visita portandogli in dono oro, spezie e pietre preziose. Per metterlo alla prova gli pose delle domande e alla fine si convinse anche lei: la saggezza del celebre Salomone non era una semplice leggenda. In Etiopia la leggenda della regina di Saba è molto sentita e ha qualche variazione in più rispetto a quelle della Bibbia e del Corano, perché narra di una storia d’amore tra la donna e re Salomone, dalla quale nacque Menelik, primo re di primo re di Aksum. Dalla sua discendenza derivò ance Ras Tafari Makonnen: era il duecentoventicinquesimo imperatore salomonico, fondatore di quello che poi divenne il Rastafarianesimo. Miti e leggende intorno a questa storia d’amore hanno portato perfino alla realizzazione del film del 1959 “Salomone e la regina di Saba” di King Vidor. I protagonisti sono stati Yul Brinner e Gina Lollobrigida, il successo non fu all’altezza delle aspettative, infatti l’opera di Vidor è considerata una tra le peggiori della storia del cinema.



Flop a parte, la figura della regina di Saba, ripresa nei Vangeli di Luca e Matteo e rappresentata in varie opere tra cui quella di Lorenzo Ghiberti nel Battistero di Firenze (l’incontro con Salomone), rimane tutt’ora molto affascinante. Si narra che vivesse nel punto dell’antica Saba in cui si incrociavano tutte le carovane che trasportavano gli incensi, nella florida Arabia Felix. Nel bel mezzo del deserto la regina aveva a sua disposizione ogni comodità e ricchezza, l’acqua proveniva dalla diga di Marib, non mancavano di certo spezie e gioielli preziosi e non mancava nemmeno una piantagione di pistacchi. Sempre secondo la leggenda, la regina di Saba ne andava particolarmente ghiotta, al punto che per non restare senza confiscò la produzione assira di pistacchi. Questo prezioso frutto, infatti, ha origini antichissime e viene menzionato già nella Bibbia. Com’è facile intuire, all’epoca era a disposizione solo di pochi eletti e arriva proprio dal Medio Oriente. Oggi tutti conosciamo la produzione siciliana dei pistacchi di Bronte (che rappresenta solo l’1% della produzione mondiale), a portare le piante sull’isola furono gli arabi e iniziarono a coltivarli alle pendici dell’Etna, dove trovarono un ambiente più che favorevole. Una delle particolarità di questa pianta è la sua resistenza, nel corso dei secoli però oltre al gusto ne sono stati apprezzati anche i numerosi benefici. Il pistacchio, rinominato “oro verde“, è noto perché ricco di vitamine A, B ed E, ferro, potassio, zinco e magnesio. In cucina viene adoperato nei modi più disparati, sta bene con il pesce o con la carne, è molto apprezzato nei dolci, infatti può essere considerato uno degli ingredienti principali della pasticceria siciliana. Era molto apprezzato dalle monache brontesi e nei monasteri in generale: viene menzionato da Giovanni Verga in “Storia di una capinera“, Federico De Roberto lo cita in riferimento ai monaci conventuali di San Nicola, che a quanto pare lo avevano adottato come comfort food. Oltre ad essere molto apprezzato in ambito culinario, però, il pistacchio è stato elogiato da botanici e medici per le sue numerose proprietà. Nicolas Lémery sosteneva che i pistacchi “eccitano gli ardori di Venere e accrescono l’umore feminale, perché eccitano una dolce fermentazione del sangue”; il bolognese Baldassarre Pisanelli (Trattato de’ cibi, et del bere) sosteneva che con i pistacchi si potessero risolvere numerosi problemi, a partire dal fegato, passando per lo stomaco, aggiungendo che “sono meravigliosi in risvegliare gli appetiti venerei” e, last but not least, “col vino sono ottimo rimedio contro i veleni”. Tenetelo a mente nel caso in cui dovesse mordervi un serpente.


Foto di Federica Di Giovanni

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