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Storie di marzo

Postato il 12 marzo 2018 da Elide Messineo
Il marzo del proverbio che lo vuole pazzerello è il terzo mese del calendario gregoriano. Si contraddistingue per il suo “umore” altalenante, che passa dalla pioggia torrenziale alle più belle giornate primaverili.

Marzo ha dato i natali a molti personaggi importanti, come Vincent Van Gogh, Albert Einstein, Pier Paolo Pasolini, Anna Magnani, Quentin Tarantino, ed è sempre stato un mese caratterizzato da numerosi eventi. Forse perché tutto si risveglia, mentre la primavera sembra arrivare. Sembra, appunto, perché marzo è noto per il suo carattere “bipolare”, quindi è solito fare brutti scherzi a chi spera di poter definitivamente stare all’aperto per intere giornate – un po’ come la Lepre Marzolina (March Hare) di Lewis Carroll. Non a caso i giorni più freddi della primavera sono gli ultimi tre del mese, la leggenda popolare parla di un marzo stanco di non essere considerato alla stregua dei suoi colleghi. Un tempo il mese aveva solo 28 giorni ma per vendicarsi di una vecchietta che, come gli altri, lo aveva sottovalutato, decise di scatenare tutta la sua rabbia meteorologica nei tre giorni presi in prestito da aprile.

Il primo mese nell’antico calendario romano è il primo della primavera nell’emisfero boreale e il primo dell’autunno nell’emisfero australe. Marzo è volubilità e incostanza e queste connotazioni spesso definiscono anche il carattere di chi è nato in questo periodo. Molti proverbi legati al mese di marzo affondano le loro radici nella tradizione contadina, era impossibile non notare quanto il tempo fosse variabile in questa fase di transizione verso la primavera. Alle gioie della bella stagione si alterna la malinconia di giornate di pioggia che sembrano infinite. Nell’antica Roma, tuttavia, l’arrivo della bella stagione apriva le danze sì al raccolto ma anche alla guerra, che finalmente poteva ricominciare. Finalmente si fa per dire. Ecco perché il nome stesso del mese è dedicato a Marte, dio della guerra e del raccolto primaverile. Oggi ci limitiamo a scandire le stagioni ma c’è chi ha notato che in qualche modo tutt’oggi è possibile associare marzo alla guerra, più che altro quando di mezzo ci sono gli Stati Uniti. L’8 marzo del 1965 iniziava la Guerra del Vietnam, il 20 marzo 2003 quella in Iraq e il 15 marzo 2011 quella in Siria. Coincidenze? Secondo qualcuno sì, secondo altri non è così strano che ci sia una sorta di ancestrale influenza.



Dalle Idi di marzo a E=mc²

Marzo è un mese in cui nel corso della storia è successo davvero di tutto, a partire dalle Idi di Marzo. Si tratta del nome dato alla congiura contro Gaio Giulio Cesare per impedire che instaurasse la dittatura. Tutt’oggi “cesaricidio” è un termine che viene usato per indicare un tentativo di difesa delle libertà civili contrastando un potere dispotico. Giulio Cesare, nonostante le sue ambizioni, è uno dei personaggi più importanti della storia: imperatore, scrittore, oratore, pontefice massimo, militare e console, è rimasto una figura affascinante anche nella cultura di massa. Sue sono frasi usate ancora oggi come “Il dado è tratto” e “Veni, vidi, vici”, il suo personaggio appare nel Limbo nella “Divina Commedia“, in opere letterarie, televisione e cinema, come nel colossal “Cleopatra” uscito nel 1963 (interpretato da Rex Harrison). La figura dispotica di Giulio Cesare è rimasta alla radice di termini correlati al potere e alla leadership come “Kaiser” o “Zar”.

Alla malinconia e alla volubilità di marzo sono state dedicate canzoni (“I giardini di marzo” di Battisti o “La pioggia di marzo” di Mina, “4 marzo 1943” di Dalla o “Lacrime di marzo” di Baglioni) ed è anche un mese ricco di ricorrenze. A marzo, per esempio, è avvenuta la scoperta del pianeta Urano (13 marzo 1781) ed è stato pubblicato la “Teoria generale della relatività” (20 marzo 1916), Dante Alighieri è stato esiliato da Firenze (10 marzo 1302), è stata completata la Tour Eiffel (31 marzo 1889), è uscito il primo album dei Beatles (22 marzo 1963), è stata costituita ufficialmente l’Accademia della Crusca (25 marzo 1585), è uscito il primo “King Kong” al cinema (2 marzo 1933), è stata commercializzata la prima Barbie (9 marzo 1959), si festeggiano San Patrizio (17 marzo), la festa del papà (19 marzo) e anche la festa della donna. L’8 marzo è un tripudio di mimosa, che con i suoi fiori gialli colora le strade e decora le case. La mimosa, le cui foglie piacciono moltissimo alle giraffe, è stata la fonte d’ispirazione dell’omonimo cocktail (a base di Prosecco e spremuta d’arancia) e dell’omonima torta, sulla quale le briciole di pan di Spagna sembrano riprodurre i fiori della pianta. La mimosa è diventata il simbolo della festa della donna nel 1945, quando il vicesegretario del PCI Luigi Longo chiese un fiore rappresentativo, cosa che accadeva già in altri Paesi, come la Francia. Teresa Mattei scelse la mimosa rispetto alle più costose orchidee proposte dal partito socialista. In effetti la mimosa (acacia dealbata) è un fiore che ben descrive la figura della donna, apparentemente fragile ma capace di trovare una forza enorme in ogni momento della vita.

Marzo è il mese in cui le attività della natura riprendono dopo il gelo invernale, in questo mese di transizione la cucina si fa più variegata e tra gli ingredienti di stagione non mancano radicchio, asparagi, ci sono le ultime arance e mandarini, broccoli, barbabietole, topinambur, cime di rapa, pere e mele. Quest’anno in  Italia (ma non solo) marzo sembra essere particolarmente dispettoso ma un altro proverbio della tradizione contadina sostiene che “quando marzo è piovoso, il frutto è generoso”. Si preannuncia una primavera piena di colori e profumi, un’esplosione di creatività au naturel.

Foto di Federica Di Giovanni

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