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Alessandro Conti e Gabriele La Rocca: lo Yin e lo Yang del Mercato Centrale Roma

Postato il 6 gennaio 2017 da Elide Messineo

Sono come il giorno e la notte ma insieme formano un’accoppiata vincente: sono Alessandro Conti e Gabriele La Rocca, li trovate alla bottega dei carciofi e dei funghi.

Il primo, titolare di una storica bottega di Campo de’ Fiori, ha il carattere più vivace, è un entertainer a 360°, il secondo appare più defilato e riservato ma dopo averci parlato un po’ si capisce perché si trovi in perfetta sintonia con il collega. Basta leggere per rendersene conto, Gabriele è sintetico e deciso, ermetico, mentre Alessandro un estroverso, pertanto un’intervista doppia era d’obbligo. Iniziamo a parlare del prodotto che trattano, della stagionalità (l’intervista è stata realizzata a dicembre), a partire da Gabriele La Rocca, che si occupa dei funghi e, come direbbe Alessandro Conti, è “colui che gestisce il veleno”:

G: Al momento c’è un fungo autunnale quindi il porcino, ma anche gli ovuli e il galletto, il Cantharellus cibarius. Il Cantharellus è molto buono se fatto semplicemente con aglio, olio e peperoncino. Il porcino è buono anche in insalata, con la pasta, trifolato o arrosto; l’ovulo decisamente crudo, sopra l’insalata.

A: Il carciofo si può fare in tutti modi e questo è il suo momento. Lo possiamo fare alla giudìa, alla romana, stufato, fritto o a spicchietti, con la pastella, la frittata, si può mangiare crudo, qui lo facciamo trifolato con aglio, olio e peperoncino e lo aggiungiamo alle patate arrosto. Si può mangiare col pesce, si può fare la lasagna. Abbiamo iniziato la stagione con la Sicilia, adesso stiamo lavorando con la Puglia e per farli alla giudìa stiamo usando il violetto sardo, un po’ più duro di quello pugliese ma che si presta meglio a questo tipo di cottura.

Come racconta Gabriele, lui e Alessandro si sono conosciuti circa otto anni fa. Il primo era un fornitore del secondo, poi sono diventati amici e quando è arrivata l’opportunità di aprire una bottega al Mercato Centrale Roma, hanno deciso di iniziare l’avventura insieme. Per ora tutto sta andando bene, abbiamo chiesto a ciascuno di elencare i difetti dell’altro ma entrambi si sono mostrati fin troppo diplomatici…

G: Difetti? Qualcuno ce l’ha come ne ho anch’io… Lavorativamente parlando conosce molto bene il mestiere, sprona i ragazzi e ha molta inventiva.

A: Io ne ho parecchi ma ne metto in gioco solo uno al giorno! A livello caratteriale siamo due maschi alfa, la convivenza non è molto semplice, abbiamo deciso di dialogare e mio figlio fa un po’ da filtro. Io sono un po’ impulsivo, lui è più pacato, pragmatico, insomma siamo una bella coppia!

Quello dell’artigiano è un mestiere che porta via molto tempo, richiede sacrifici e di sicuro non è per tutti. Avete mai pensato di fare qualcos’altro?

G: In passato sì, poi mi sono reso conto che questa è la mia vita e adesso penso che non vorrei fare altro.

A: Io ci ho provato, ho fatto il venditore di carta, inchiostri, ho lavorato in un supermercato però sono tornato qui, il carciofo è proprio una passione.

Alessandro Conti pensa che Gabriele La Rocca sia una persona molto paziente, perché riesce a sopportare il suo carattere a volte imprevedibile. Ma che bambino era Gabriele?

G: Normale, nonostante tutto. Studioso no, a 13 anni ho iniziato a lavorare con mio padre ai mercati generali, non mi è piaciuta la scuola. Ho iniziato a lavorare da piccolo, poi ho preso altre strade ed è andata bene, ho fatto altro ma alla fine sono tornato ai funghi.

A: Io ero proprio un fijo de… [ride, NdA] Insomma: vivace, brillante, simpatico, a scuola era sempre “potrebbe dare di più ma non si impegna”. Sono stato bocciato una volta sola, non studiavo ma stavo attento in classe, mi piaceva comprendere, mi sono diplomato col minimo dei voti ma ho sempre letto e continuo a farlo. Leggo l’oroscopo, le carte… Sono un po’ esoterico!



Avrete capito che Alessandro è l’eclettico della situazione, mentre Gabriele è molto più tranquillo. Niente esoterismo, lui ama la famiglia e non legge l’oroscopo, però gli piacciono molto i documentari e la storia. La cosa più bella che gli sia successa? “Mia figlia“, risponde, senza nascondere un filo d’emozione. Alessandro è d’accordo, ha due figli e sono stati entrambi una grande emozione ma aggiunge:

La cosa più bella accade tutti i giorni, che mi sveglio e guardo il mondo. È meraviglioso tutti i giorni.

Ma quando non sono in bottega cosa fanno i due artigiani?

G: Oltre la bottega ho la mia famiglia, con la mia compagna, le sue figlie che amo e considero mie, non ho altri interessi. Lavoro o mi dedico alla famiglia, sto bene con loro, facciamo tante cose insieme. Non mi serve altro, se stanno bene loro sto bene anche io.

A: La bottega prende un sacco di tempo insieme a quella a Campo de’ Fiori, però ho la famiglia, un sacco di amici, avevo tanti hobby ma ora non ho più tanto tempo. Lavoro, mi nutro e dormo, in sostanza.

Mentre svolge le sue azioni essenziali, però, Alessandro è anche un appassionato di oroscopo e ci parla dell’amico Gabriele:

L’oroscopo è una passione, Gabriele è un Pesci: sono buoni, molto veloci, con il loro vorticare creano un mondo tutto loro e devi chiedere permesso per entrare ma se entri nelle loro grazie puoi stare tranquillo, sono persone leali. È un segno d’acqua, perciò è un po’ sfuggente ma è un bel segno. Io sono toro, un segno buono, poi toro-pesci è una bella combinazione, anche se l’oroscopo dipende da tante cose: l’ambiente familiare, l’ascendente, pianeti, la luna…

Abbiamo chiesto a Gabriele e ad Alessandro cosa farebbero se scoprissero di poter vivere solo un ultimo giorno sulla Terra:

G: Starei con la mia famiglia. Rimarrei solo con loro, che mi completano.

A: Amando qualcuno. Secondo me la cosa più bella che puoi fare nella vita è amare, amerei tutto il mondo quel giorno!



Come nelle altre interviste, abbiamo fatto pescare dei bigliettini con degli argomenti casuali e al primo giro abbiamo parlato di arte.

A: Io mi sento artista quando capo i carciofi, quando parlo con la gente. Mi piacerebbe scrivere, mi piace comunicare, amo farlo. Ma forse questa è la cosa che mi piacerebbe di più: scrivere delle canzoni e cantarle. Sì, mi piacerebbe esprimermi in maniera artistica per comunicare qualcosa.

G: Il mio lavoro è un’arte, è molto particolare e non lo possono fare tutti. Però anche a me piacerebbe cantare, interpretare. Una canzone che mi piace tantissimo è “I vecchi” di Claudio Baglioni [Alessandro la canta, NdA].

Consigli per i lettori al di fuori della bottega, qual è un angolo di Roma da scoprire?

G: Non la conosco in modo approfondito come Alessandro però direi Trastevere. Non la parte conosciuta, ma quella sotto il Gianicolo. Mi piace molto, lì una volta si trovava il romano autentico, il popolo.

A: C‘è una vietta, via dei Cappellari, vicino Campo de’ Fiori, famosa perché tutta la delinquenza romana stava lì, ci abitavano un sacco di matti . Adesso mantiene questo sapore antico ma è abitata da persone diverse, è talmente stretta che non si può passare con la macchina ma ci sono dei punti meravigliosi. Lì c’erano le botteghe dei cappellai che, come il personaggio di “Alice nel paese delle meraviglie”, erano tutti un po’ matti e dopo i cappellai vicino ai matti andarono ad abitare delinquenti e disadattati. La via era un po’ malfamata e ora è cambiata, è una via che pochissima gente trova ma secondo me è bellissima, sembra di stare nella Roma di 300 anni fa.

Ricollegandosi al discorso di Gabriele su Trastevere, Alessandro aggiunge: “O sei romano o sei trasteverino, che è un po’ fuori dal centro ma è sempre centro, è il cuore pulsante di una Roma che ha sempre fatto resistenza, anarchica – contro il Papa, contro il re – quella del Trilussa, del Belli, quella è la Roma di Trastevere”.

Un altro argomento random è il Natale e come trascorrerlo, tra cibo e tradizioni, come racconta Gabriele:

Si mangiano i broccoli pastellati, i funghi, fritto, il panettone che mi piace tantissimo. E poi c’è la famiglia, il camino, le clementine che mi piacciono molto e profumano, la tombola. Il Natale è casa.

Chiudiamo l’intervista con i consigli di Alessandro, che ci racconta le sue letture preferite. Esoterismo con sorpresa:

Ce n’è una meravigliosa, un libro impegnativo che se ce l’hai te lo porti per tutta la vita: la Bibbia. Un gran bel libro se letto con chiave critica, sennò diventa pesante. Poi c’è “Frammenti di un insegnamento sconosciuto” di un grande pensatore del ‘900, Pëtr Dem’janovič Uspenskij, discepolo di Gurdjieff: uno alla ricerca del miracoloso, che fa delle cose che gli uomini normali non arrivano nemmeno a vedere. “Il profumo” di Süskind è un libro che mi ha dato molte emozioni, e poi “Messaggio per un’aquila che si crede un pollo”, è da treno ma è molto carino.



Foto di Federica Di Giovanni

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