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Colori, storie e sapori d’autunno

Postato il 27 settembre 2017 da Elide Messineo
Aumentano le ore di buio e con esse anche la voglia di starsene sotto le coperte. Cadono le foglie, fioccano le canzoni malinconiche, è tempo di vendemmiare.

Negli Stati Uniti si iniziano ad intagliare le zucche in vista dell’amata festa di Halloween, tutto diventa arancione e ogni cibo viene contaminato da qualcosa che sia “pumpkin spice”. Giallo, arancione e rosso sono i colori predominanti, caldi come l’estate appena finita, decadenti come il fogliame, è la natura che sbadiglia in attesa del letargo invernale. L’autunno ha il profumo esotico della cannella, il sapore aspro della salsa di mirtilli del Giorno del Ringraziamento, il suo nome ha radici lontane, che rimandano a un tempo in cui l’uomo era a stretto contatto con la natura e ogni sua scelta dipendeva dalle stagioni. In lontananza c’è odore di castagne arrostite, l’11 novembre è uno spiraglio di luce, l’autunno si interrompe per un giorno, quello dell’Estate di San Martino, gli antichi rituali pagani si mescolano con la tradizione cristiana.

Il collegamento viene riportato in più occasioni dall’antropologo James Frazer, che ricorda di come l’autunno sia sempre stato considerato un momento di svolta nella storia dei pagani europei. La festa di Ognissanti “sotto un tenue manto di cristianità nasconde un’antica festa pagana dei morti”, racconta. L’anno, secondo le abitudini dei celti, era diviso in due parti, con una festa il 1° maggio e un’altra a novembre. La tradizione risale quasi certamente al periodo in cui i celti erano in prevalenza dediti alla pastorizia e la loro vita dipendeva da quella del bestiame. Il primo novembre segnava quindi l’inizio di un nuovo anno, in Irlanda si festeggiava la vigilia di Samhain, dalla quale è poi nata la festa di Halloween che conosciamo oggi. Si usava mettere in atto un rituale in cui le persone mascherate danzavano intorno al fuoco intonando un canto che inneggiava all’arrivo di un anno nuovo. Nella tradizione cinematografica durante la notte di Halloween tutto può accadere e tutti possono rivelare la loro vera natura (“American Horror Story”, per esempio, fa un uso spropositato di questo cliché). Anche questa credenza ha origini antiche, in Europa in generale si credeva che quella della vigilia di Ognissanti fosse l’unica notte in cui i defunti potessero fare ritorno alle loro case in cerca di conforto e calore prima dell’arrivo del gelido inverno, esattamente come il bestiame, che rientrava dai pascoli per trovare riparo. Nel corso del tempo quella del 31 ottobre è stata etichettata come “notte delle streghe“, si credeva che anche loro, insieme a fate e folletti, sfruttassero quella data per portare a termine i loro compiti, quasi sempre con scopi malvagi. In epoca più recente la festa ha assunto aspetti leggermente più allegri, sempre contornati da credenze scaramantiche. Negli highlands scozzesi si usava fare dei grandi falò, la festa coinvolgeva i bambini, che andavano alla ricerca di ogni tipo di materiale per mantenere vivo il fuoco. Da qui anche l’usanza poi tramutatasi in “trick or treat?”, i ragazzi bussavano alle porte per chiedere la torba in modo tale da alimentare i falò per poter bruciare le streghe. Oggi, invece, chiedono snack per riempire i loro cestini.



L’autunno fa subito pensare a uva, melograni, cachi, crucifere, carciofi, funghi. C’è una vasta filmografia che racconta di questa stagione, una vera e propria fase di transizione, metereologicamente incerta, con l’aria che pizzica come l’olio nuovo e le giornate che si accorciano. Anche oggi si può dire che l’autunno viene considerato un nuovo inizio. Già dai primi giorni di settembre, con la fine delle vacanze e l’imminente inizio della scuola, si stila una lista di buoni propositi e aspettative da deludere puntualmente. La dieta, la palestra, nuovi hobby e progetti che svaniscono in una nuvoletta di fumo non appena le temperature si abbassano e si finisce sotto le coperte, con una tazza di té caldo, a guardare film e serie tv. L’autunno è stato una grande fonte di ispirazione per cantanti, da Neil Young a Paolo Nutini passando per Francesco Guccini, ma anche per poeti e pittori. Ricordiamo il celebre autunno di Arcimboldo, il sole autunnale rappresentato da Egon Schiele o ancora la suggestiva foresta dipinta da Gustave Courbet.

Nel tempo si è discusso molto dell’utilizzo inglese della parola, per parlare dell’autunno si utilizzano due termini: “autumn” e “fall”. Il primo deriva chiaramente dalla parola latina, che fa riferimento all’arricchirsi dei contadini dopo il raccolto di fine estate. La lingua inglese è stata influenzata dall’evoluzione francese del termine, “automne”. L’utilizzo di “fall”, invece, fa riferimento alla caduta delle foglie, tipica della stagione. Entrambi i termini sono di origine britannica ma oggi “fall” è oggi molto più utilizzato negli USA. A volte è stato usato anche il termine “harvest”, che però vuol dire anche “raccolto” e ha generato non poca confusione. In qualunque caso, anche oltreoceano rimane una stagione particolarmente amata, non solo per la festa di Halloween ma anche per il Giorno del Ringraziamento, una delle poche feste che ha di sicuro origini cristiane. Come tutte le altre festività, anche quella che cade il quarto giovedì di novembre è stata ampiamente commercializzata e il senso originario è stato accantonato in favore di tacchini sempre più grandi da farcire e servire. Ci sarebbe molto su cui riflettere, invece, soprattutto nell’epoca di Donald Trump, in cui il ricordo dell’origine della festa diventa sempre meno nitido. E pensare che tutto è partito dall’accoglienza dei nativi americani quando i sopravvissuti della Mayflowers sbarcarono nel Nuovo Mondo e solo grazie a loro riuscirono a festeggiare il successo del loro primo raccolto.


Foto di Federica Di Giovanni

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