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Comfort Food, il cibo che consola

Postato il 21 agosto 2016 da Elide Messineo
Cibo per consolarsi o per premiarsi dopo aver raggiunto un risultato sperato. Se il comfort food più celebre sono le madeleines  di Marcel Proust e tendenzialmente sono i dolci la forma di cibo più consolatoria, c’è anche chi si consola con frittura, pasta alla carbonara e rustici di vario genere.

Il cibo spesso è fonte di sensazioni positive e soddisfa chi lo mangia a livello emotivo. Non ci sono pietanze classificabili come comfort food visto che, in base alle preferenze di ognuno, qualsiasi cibo potrebbe esserlo, dalle caramelle alla bistecca, dal junk food alle verdure. Solitamente si va alla ricerca di conforto nel cibo in momenti di forte stress e nervosismo, mangiare diventa gratificazione. Il cioccolato e i dolci in queste occasioni vanno per la maggiore, grazie alla loro capacità di stimolare la serotonina, il cosiddetto ormone del buonumore. In uno stato emotivo di assoluta tristezza, la sensazione che si prova dopo aver mangiato è quella di un piacevole benessere che elimina – momentaneamente – lo stato d’animo preesistente; c’è chi prova sensazioni piacevoli grazie a cibi legati a particolari ricordi della propria vita, ai quali aggrapparsi per rivivere gradevoli sensazioni.

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Comfort food, da usare con cautela

Anche se il comfort food svolge una funzione utile per l’umore, è importante ricordare che, come in tutti i casi, gli eccessi non vanno mai bene, in particolar modo per chi ha trovato nel cibo-spazzatura la propria valvola di sfogo. Se i momenti in cui si va alla ricerca di questa forma di conforto sono quelli più tristi, chi mangia in quel caso non ha voglia di dedicarsi alla propria forma fisica e alle attività sportive. Viene in mente Bridget Jones che mangia sotto le coperte, icona delle donne single frustrate che si sfogano sul cibo; in momenti come questi i carboidrati, insieme al cioccolato, sono tra gli alleati migliori. Se usato sapientemente, in realtà, il cibo è un vero e proprio antidepressivo naturale. Latticini, carne, pesce, caffè, conferiscono più energia e migliorano l’andamento dell’umore, ma anche lo sport gioca un ruolo non indifferente. Tutto sta nel cominciare… e poi nel mantenersi costanti. Non rientrano tra i primi comfort food che vengono in mente ma le verdure sono importantissime, soprattutto quelle in cui sono presenti le vitamine del gruppo B. Talvolta il malumore è dovuto ad alcune carenze, come quella di calcio e selenio: seguire un’alimentazione equilibrata aiuta a stare lontani da depressione ed aggressività senza rinunciare a concedersi qualche “sgarro” se si vuole mangiare un po’ di più o qualcosa di più calorico.

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I modi di mangiare

Per vivere una vita sana e soddisfacente il primo passo da compiere è verso se stessi, bisogna solidificare la propria autostima, amarsi e coccolarsi. Il comfort food serve anche a questo ma spesso è legato alla nostalgia, infatti in Italia la maggior parte delle persone lo collega alla propria infanzia e ai piatti simbolici di quel periodo della propria vita. Il comfort food è stato classificato in 4 categorie: cibi nostalgici, indulgenti, di convenienza e conforto fisico. Il termine è stato usato per la prima volta nel 1977 negli USA e, come dicevamo, è importante procedere con attenzione, è anche dal comfort food che si è sviluppato il problema dell’obesità negli Stati Uniti.

Sigmund Freud sarebbe andato a nozze con l’argomento, poiché alcune scuole di pensiero sostengono che la ricerca del comfort food sia influenzata dal rapporto che si ha con la propria madre, chi lo consuma va alla ricerca di piatti che ricordino quelli da lei preparati. Gli italiani, per esempio, se pensano al piatto che li fa stare bene, ricordano soprattutto quello che c’era in tavola durante il pranzo della domenica (polpette e ragù in primis) e ricordano l’amore con cui venivano trattati. Lasciarsi andare troppo al comfort food rischia di farvi entrare in un circolo vizioso in cui il piacere istantaneo del peccato di gola cercato e ritrovato viene prontamente rimpiazzato dal senso di colpa e a volte rischia di scadere in comportamenti compulsivi.

Andando alla ricerca di vecchi sapori il cibo predominante è molto semplice, come pane e nutella o pomodoro, perché semplici e genuini sono i ricordi ad esso legati. Di conseguenza, ingerire un cibo poco elaborato velocizza la risposta cerebrale e la successiva e nota sensazione di benessere. Le varianti che influiscono sul consumo di comfort food e le preferenze annesse sono molte: tutto cambia in basse a sesso, età e alla possibilità che esistano carenze nutrizionali così come socio-affettive; talvolta questi ultimi due fattori coesistono, si combinano e influenzano la scelta del consumatore.

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Ogni nazione ha il suo comfort food

Uomini e donne differiscono nelle preferenze, se vogliamo, anche per una condizione sociale. Brian Wansink nel libro “Mindless Eating” sottolinea che gli uomini preferiscono pizza e piatti più elaborati, mentre le donne scelgono snack, gelati e piatti che richiedono una preparazione minima. I primi trovano conforto tornando alle origini, risvegliando il ricordo delle cure amorevoli delle donne di casa; le seconde, abituate a svolgere tutto il lavoro di preparazione o ricordando quello delle genitrici, preferiscono non ripetere l’esperienza. A confermare l’influenza delle condizioni sociali sulle scelte del tipo di comfort food, sono le preferenze che variano in base ai paesi, legate ovviamente alle tradizioni culinarie di ciascuno di essi e dagli ingredienti a disposizione. Se per gli italiani prevale il cibo preparato dalla mamma, da pranzo domenicale, in Gran Bretagna è un tripudio di fish’n’chips, in Canada il cioccolato (in tutte le sue forme) va per la maggiore insieme a pancakes e burro d’arachidi. In “Alla ricerca del tempo perduto” Proust cita il comfort food più diffuso in Francia insieme a patè, zuppa di patate e croque-monsieur: le madeleines. “Dolci corti e paffuti” da degustare con il té durante una sera d’inverno e a conclusione di una giornata difficile, con “la prospettiva di un domani doloroso”. Riflettendo sulle improvvise e piacevoli sensazioni provate, l’autore tornò con la mente al ricordo della zia Léonie e le madeleines della domenica mattina (originariamente, anzi, pare che si trattasse di pane tostato e miele, poi modificato in biscotto nella seconda stesura per diventare madeleine nella terza). Forse proprio per via di questo effetto proustiano del comfort food molti chef hanno trovato la chiave del loro successo proponendo piatti innovativi senza distaccarsi dalle radici, dalla tradizione. Esiste inoltre una bibliografia enorme dedicata al comfort food, soprattutto per quanto riguarda le ricette che ogni nazione ha da offrire e negli ultimi anni, grazie a un’ondata salutista, sono sempre di più i libri ricchi di suggerimenti per non rinunciare al piacere del cibo che consola ma nemmeno ad uno stile di vita sano ed equilibrato.

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Foto di Federica Di Giovanni

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