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Imparare dagli errori

Postato il 28 Settembre 2019 da Elide Messineo
I proverbi, spesso e volentieri, dicono la verità. Uno dei più noti è “sbagliando s’impara” ed è scientificamente provato che dagli errori si possa imparare. Anche se forse non sarebbero necessarie delle prove scientifiche, psicologi e scienziati si sono sempre interrogati sulle modalità di apprendimento dell’uomo. Gli errori sono fondamentali, tentare e fallire prima di arrivare a un risultato è necessario per imparare qualcosa. La regola del “buona la prima” non vale quasi mai: il processo di apprendimento è costellato di errori, imprevisti e casualità. Spesso, però, è proprio quest’ultima a diventare un elemento di svolta. Quando la casualità incontra l’errore, nasce la serendipità. L’errore rivelatosi poi la scoperta più celebre della storia è sicuramente la scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo ma la storia è piena zeppa di questi esempi. La serendipità, come suggerisce qualunque vocabolario, è “la fortuna di fare felici scoperte per puro caso”, imbattendosi in qualcosa di non cercato. Il termine (di derivazione inglese) è stato coniato dallo scrittore Horace Walpole in una lettera inviata a un amico nel 1754. Nella lettera Walpole parlava di una scoperta fatta sul dipinto di Bianca Cappello di Giorgio Vasari, facendo riferimento alla fiaba persiana dei “Tre principi di Serendippo”. Serendip era l’antico nome persiano dello Sri Lanka e nella favoletta in questione i tre principi protagonisti continuavano a fare una scoperta dietro l’altra nel corso dei loro viaggi. La parola serendipità, quindi, sta ad indicare ciò che si scopre mentre si sta cercando altro – un po’ com’è accaduto per chi è arrivato all’invenzione del Viagra, insomma.



Tra panettoni e magnetron

Uno degli esempi più emblematici di “errori di successo”, tanto per dirne uno, è il panettone. La sua storia ruota attorno alla figura di un cuoco sbadato che lavorava nientemeno che per Ludovico il Moro. L’uomo si dimenticò il dolce destinato al pranzo di Natale in forno e il suo sguattero, Toni, per rimediare al grave (e rischiosissimo) errore, gli propose di presentare in tavola un dolce alternativo. Lo aveva preparato lui stesso, usando gli avanzi che aveva trovato nella dispensa. Ludovico il Moro, contrariamente a quanto il cuoco si aspettasse, apprezzò subito il dolce, chiedendo di cosa si trattasse. “L’è il pan de Toni”, rispose il cuoco, tirando un sospiro di sollievo. Dallo sguattero Toni, quindi, deriva il nome del dolce-simbolo di Milano, conosciuto in tutto il mondo.

Oggi per molti sarebbe impossibile immaginare un mondo senza il forno a microonde ma forse non tutti sanno che anche l’amato elettrodomestico è nato per sbaglio. L’ingegnere americano Percy Spencer, intento a realizzare magnetron (una valvola termoionica ad alta potenza) per apparati radar, si rese conto che erano in grado di creare delle microonde e che queste riuscivano a cuocere il cibo. Tutto è iniziato da una tavoletta di cioccolato che ha suscitato la curiosità di Spencer. Presero il via gli esperimenti, a partire dai popcorn, per arrivare al lancio del primo forno a microonde nel 1947. Pensate a quanti pasti velocissimi avreste dovuto rinunciare se quella tavoletta non si fosse sciolta! Allo stesso modo è stato scoperto il politetrafluoroetilene, senza il quale oggi sarebbe molto più difficoltoso cucinare. La caratteristica principale di questo materiale è quella di resistere alle alte temperature, da qui il suo largo impiego in cucina. La scoperta casuale di quello che poi è diventato il teflon è avvenuta nel 1938 mentre il chimico statunitense Ray Plunkett era intento a sperimentare un nuovo fluorocarburo da usare come refrigerante per i cicli a compressione. A causa di un errore durante il procedimento, venne fuori un materiale le cui caratteristiche non passarono inosservate e che venne brevettato nel 1941 dalla Kinetic Chemicals. Nel 1945 venne registrato il nome commerciale Teflon ma il suo impiego rimase a lungo legato all’esercito e a strumentazioni che nulla avevano a che fare con le cucine delle normali famiglie americane. Nel 1954 la moglie dell’ingegnere francese Marc Grégoire gli consigliò di provare il teflon che usava per la sua attrezzatura da pesca sulle pentole da cucina. L’utilizzo del politetrafluoroetilene ai fornelli iniziò così e ora sembra quasi scontato pensare che il teflon sia il materiale che permette ai cibi di non attaccarsi sul fondo della padella durante la cottura.

La tarte tatin, la famosa torta di mele capovolta della pâtisserie française, è nata anch’essa per caso. Ad inventarla sarebbero state le sorelle Stephanie e Caroline Tatin, che gestivano un ristorante frequentato principalmente da cacciatori. Un giorno le sorelle prepararono la torta di mele, dimenticandosi della pasta brisée sotto il dolce. Il risultato furono mele, burro e zucchero caramellati ma le due donne decisero di rimediare all’errore mettendo la brisé in cima alla torta per poi capovolgerla. Un’idea semplice, che fu apprezzata dagli avventori del ristorante, al punto da diventare la più richiesta. Tanto per restare in Francia, da un errore è nata anche la ganache, croce e delizia di ogni pasticcere. La storia sull’origine di questa crema al cioccolato racconta che un apprendista chocolatier versò per sbaglio del latte bollente su delle tavolette di cioccolato. Il maître, infuriato, gli urlò “ganache!”, che in francese significa “imbecille”. Il povero apprendista, però, non si arrese e provò a mescolare tutti gli ingredienti. Il risultato finale fece ricredere il suo maestro. La fortuna del principiante: la crema ganache è, ancora oggi, conosciutissima.  Quasi quanto il ghiacciolo, una delle scoperte più casuali di sempre. Il protagonista della storia è il piccolo Frank Epperson, che all’epoca dei fatti – il 1905 – aveva solo 11 anni. Prima di andare a dormire, dimenticò il suo bicchiere di acqua e soda al limone in polvere sul davanzale della finestra, dimenticandosi dentro il bastoncino che aveva usato per girare il miscuglio. Fu una notte gelida e il giorno dopo Frank trovò un piccolo blocco di ghiaccio nel suo bicchiere e, curioso, decise di assaggiarlo. Fu delizioso, tanto che il popsicle è ancora oggi amatissimo da grandi e piccini, è il nome del brand di ghiaccioli più antico e negli USA è usato come sinonimo. Epperson rimase così legato alla sua scoperta che, una volta cresciuto, lo brevettò nel 1924.



La storia ha seguito la scia della serendipità anche per i fiocchi di cereali più famosi al mondo: i corn flakes. I cereali a base di fiocchi di mais sono nati grazie a Keith Kellogg, allora alla ricerca di soluzioni dietetiche per i pazienti del fratello. Durante la preparazione di un impasto per il pane, Kellogg dimenticò il grano bollito all’esterno e quando tornò, diverse ore dopo, decise di provare a infornarlo comunque. Il risultato funzionò sui pazienti – l’uomo perfezionò il prodotto fino ad arrivare ai fiocchi che oggi tutti conosciamo, rimpiazzando il frumento col granturco – tanto che per molti l’invenzione di Kellogg è indispensabile all’ora di colazione. Altri alimenti e bevande sono nati con scopo dietetico per poi diventare popolarissimi. Nessuno lo direbbe adesso, pensando alla Coca-Cola – nonostante gli sforzi della multinazionale di adeguarsi ai tempi e alle richieste di un pubblico sempre più attento alla salute. John Pemberton, il papà della Coca-Cola, era un farmacista alla ricerca di un rimedio contro il mal di testa. Noci di cola e foglie di coca erano gli ingredienti di base della versione originaria della ricetta, oggi assolutamente top secret. La bibita iniziò a riscuotere successo quando venne aggiunta l’acqua gassata e oggi è tra le più diffuse al mondo.

Le patatine fritte non sarebbero mai esistite (forse), se non fosse stato per un cliente troppo esigente. L’invenzione delle chips (le patatine fritte sottili) è opera, secondo la leggenda, di tale George Crum, che vedeva tornare sempre indietro il piatto di un cliente. Quest’ultimo sosteneva che le patatine fossero mollicce e insipide, oltre che troppo spesse. George, allora, le tagliò sottilissime per friggerle nello strutto e poi aggiungere il sale, forse pensando di indispettire il cliente. In quel momento, seppure inconsapevolmente, stava dando vita a uno degli snack e comfort food più amati al mondo. Un po’ come il ghiacciolo, anche il cono gelato è nato quasi casualmente. Era il 1904 e durante la fiera di St. Louis un gelataio si ritrovò senza più recipienti per vendere il suo prodotto. Un venditore persiano vicino a lui vendeva dei dolcetti dalla forma conica che l’uomo decise di prendere e riempire di gelato, creando quello che oggi si definirebbe un trend. Degli studi su come il cervello sia in grado da imparare dagli errori sono stati condotti all’Università di Exeter nel 2017. Lo studio, pubblicato sul Journal of Cognitive Neuroscience, riporta che il cervello impiega 0.1 secondi per reagire di fronte a qualche azione che in passato è stata recepita come un errore. La locuzione latina “errare humanum est, perseverare autem diabolicum” riassume al meglio lo spirito con cui bisogna prendere gli sbagli. Un errore è, appunto, parte della natura umana ed è indispensabile per l’apprendimento. L’importante, alla fine, è capirlo!

Foto di Federica Di Giovanni

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