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Niente a che vedere con le fragole (o quasi)

Postato il 5 Aprile 2022 da Elide Messineo
Con los pobres de la tierra / Quiero yo mi suerte echar / Con los pobres de la tierra / Quiero yo mi suerte echar

Quella di Guantanamo è la provincia più orientale dell’isola di Cuba: a molti verrà in mente la canzone “Guantanamera”, brano basato su una poesia scritta dal rivoluzionario e poeta cubano José Martì e nata come canto patriottico, per poi essere spogliata di questo aspetto, mantenendone la componente più romantica per cui oggi è conosciuta in tutto il mondo. La baia di Guantanamo è conosciuta anche per la base navale statunitense presente su quell’area dell’isola dalla fine della guerra ispano-americana. All’epoca, la zona fungeva da base per la flotta americana, che stipulò un contratto di locazione nel 1903, tutt’oggi materia di contestazioni da parte del Governo cubano, che ne sostiene l’invalidità. Nonostante questo, la presenza statunitense permane sull’isola e da molti anni ormai proseguono le polemiche legate ai centri di detenzione che si trovano nella base americana, che nessun Presidente degli Stati Uniti – ad eccezione di Barack Obama, che aveva avviato un timido tentativo di chiusura – è sembrato intenzionato a chiudere.

Lato A

 

Guantanamo è una delle strutture di massima sicurezza statunitensi, si trova nell’omonima base navale ed è nota anche al pubblico per la continua violazione dei diritti umani. Human Rights Watch, in un articolo di Letta Tayler ed Elisa Epstein del 9 gennaio 2022, riporta che dal gennaio 2002 almeno 800 uomini e ragazzi sono stati imprigionati a Guantanamo. Tra questi c’erano molti detenuti considerati “di valore” per contrastare il fenomeno terroristico e che si trovavano lì per evitare che avessero accesso a qualsiasi tipo di assistenza legale. In un articolo del New York Times del 12 agosto 2009, i giornalisti David Johnston e Mark Mazzetti hanno raccontato della costruzione di prigioni segrete, i cosiddetti black sites, da parte della CIA in diverse località sparse per il mondo, tra cui Marocco e Romania, per ospitare i terroristi considerati più pericolosi o potenziali agenti infiltrati. I soggetti vengono messi in isolamento all’interno di strutture che sono tutte identiche, in modo da confonderli e non far capire loro dove effettivamente si possano trovare. I dettagli forniti ad oggi dai giornalisti provengono da agenti in servizio o ex agenti della CIA e dell’esercito statunitense. Una di queste basi, come riportato da Matt Apuzzo e Adam Goldman di Associated Press in un articolo del 7 agosto 2010, è stata costruita all’interno della base navale di Guantanamo. Secondo le informazioni raccolte, molti dei detenuti lì presenti hanno aiutato il governo americano a stanare diversi terroristi, poiché uno degli obiettivi della CIA era quello di riuscire ad infiltrarsi all’interno del movimento islamista sunnita paramilitare di al-Qaida, responsabile tra le altre cose degli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 e che fino al 2011 ha avuto alla sua guida Osama bin Laden.

La struttura di detenzione è stata aperta dall’amministrazione Bush nel 2002 per combattere il terrorismo e nel 2003 ha ospitato almeno quattro uomini che hanno avuto un ruolo molto importante nelle operazioni di al-Qaida: per poterli mantenere e interrogarli il più a lungo possibile, Guantanamo sembrava essere la soluzione ideale e la costruzione in cui furono incarcerati è stata ribattezzata Strawberry Fields. Il nome, hanno rivelato alcuni ufficiali, rimanda alla celebre canzone dei Beatles, “Strawberry Fields forever”, perché l’idea era che i detenuti sarebbero rimasti lì per sempre: forever, appunto. Strawberry Fields è nata fondamentalmente come struttura per ospitare alcune delle figure chiave legate all’attentato delle Torri Gemelle: molti di questi uomini sono stati ribattezzati “detenuti fantasma” ossia coloro che venivano mantenuti in anonimato per non essere registrati e poter così eludere varie leggi – oltre che violare ripetutamente la convenzione di Ginevra. Sempre Apuzzo e Goldman hanno riportato l’esistenza di un’altra struttura detentiva, operativa dal 2002 al 2006, ribattezzata Penny Lane. Insomma, oltre che infrangere tutte le leggi a tutela dei diritti umani, pare che alla CIA piaccia un sacco ascoltare le canzoni dei Beatles – quantomeno quelle di “Magical Mystery Tour”.



Lato B

 

Quando John Lennon scrisse il brano, tuttavia, non stava pensando esattamente a Guantanamo. Strawberry Field (senza la s, aggiunta nel titolo della canzone perché suonava meglio) è stato un orfanotrofio di Liverpool. La struttura – oggi visitabile e diventata un centro che aiuta le persone con difficoltà di apprendimento – si trova in Beaconsfield Road, nel quartiere di Woolton. John Lennon frequentava il posto quando partecipava a feste ed eventi di beneficenza con la zia Mimi, ma Strawberry Field era soprattutto il nascondiglio segreto di Lennon e i suoi amici, che raggiungevano il giardino scavalcando l’inconfondibile cancello rosso vittoriano. Quest’ultimo è stato perfino rubato, per poi essere ritrovato da un rigattiere che lo ha riconsegnato: oggi Strawberry Field, per quanto fuori mano rispetto al centro della città, è meta di “pellegrinaggio” da parte dei fan dei Beatles. E per omaggiare il nipote scomparso, zia Mimi ha fatto piantare un albero in memoria di John Lennon. Allo stesso modo, a Central Park il memoriale dedicato al cantante è stato ribattezzato Strawberry Field.

La canzone dei Beatles, scritta da Lennon ma accreditata a lui e Paul McCartney, è nata in un periodo particolare della storia della band. Il periodo ’66-67 è considerato la vetta artistica del gruppo, che però proprio in quella fase aveva sperimentato tutte le difficoltà dell’essere “più famosi di Gesù Cristo”. La celebre (e blasfema) dichiarazione rilasciata da Lennon nell’intervista con Maureen Cleave all’Evening Standard, contribuì a mettere i Beatles in una posizione ancora più complicata. Quando scrisse “Strawberry Fields forever”, John Lennon si trovava ad Almerìa, in Spagna, per prendere parte alle riprese di “Come ho vinto la guerra” di Richard Lester. Oltre alla pressione legata ai Beatles, stava attraversando una profonda crisi matrimoniale con Cynthia Powell e allo stesso tempo si dedicava molto alle sperimentazioni psichedeliche con l’LSD. “Strawberry Fields” uscì come singolo nel 1967 insieme a “Penny Lane”: anche questo brano si riferisce a un luogo particolare di Liverpool ed entrambi i brani sono intrisi di una forte nostalgia legata ai ricordi dell’infanzia.



Bonus tracks

 

L’infanzia è un tema ricorrente quando si parla di fragole: in molti, infatti, ricollegano questo frutto a ricordi di quel periodo. Forse per la loro forma, il profumo e il gusto, o perché tra le merendine, yogurt e frullati tra i più apprezzati sono al gusto fragola. In realtà, nel corso degli anni le fragole hanno avuto diversi significati simbolici e la loro rilevanza, in tal senso, si riscontra già andando molto indietro nel tempo. Erano apprezzate già dagli antichi romani, per esempio. Secondo la mitologia, infatti, le fragole sono nate dalle lacrime di Venere dopo che la dea ha pianto apprendendo della morte di Adone. Dalle lacrime cadute sul terreno, è nato rigoglioso questo frutto (o meglio, falso frutto), protagonista di opere d’arte, immancabile nelle cene di San Valentino, in quanto considerato afrodisiaco, e protagonista di numerose canzoni, Beatles esclusi. Ci sono altalene, lettere, valanghe, gomme da masticare e rossetti alla fragola: questo frutto succulento e delizioso, per un motivo o per un altro, è impresso nella mente di numerosi artisti che lo hanno omaggiato attraverso i loro brani.

È il momento di prendere appunti per una playlist ad alto tasso di fragole: Strawberry Swing dei Coldplay, (ne esiste anche una cover di Frank Ocean), Fragole buone buone di Luca Carboni, Strawberry Bubblegum di Justin Timberlake, Grass and wild strawberries dei Collectors, Il bosco delle fragole di Tricarico, Strawberry Wine di Deana Carter, Fragole di Catecatù, Strawberry Vapors di Luke James, Tre Fragole di Maria Pia & Superzoo, Ah! Les Fraises et les Framboises di Les Charlots, Tappeto di fragole dei Modà, Strawberry Letter 23 dei Brothers Johnson, Framboise di Boby Lapointe, Bocca di fragola di Antonio Valentini. Immancabile Sally di Vasco Rossi e, visto che siamo in tema fragole, anche la sua “E…”, così come la “bocca di fragola” in Non c’è di Laura Pausini. Sulle fragole del grande cinema, invece, ci torniamo un’altra volta e, come direbbe Sara (Bibi Andersson) nel celebre “Smultronstället” di Ingmar Bergman: “Isaak, caro, le fragole ormai sono finite”.

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