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Smooth criminal: l’ultimo pasto di un assassino

Postato il 21 novembre 2017 da Elide Messineo
Se doveste trovarvi di fronte a questa scelta, cosa vorreste avere come vostro ultimo pasto?

Henry Hargreaves nel 2011 ha fotografato l’ultimo pasto richiesto dai condannati a morte, si trattava di esaudire un ultimo desiderio dei detenuti. Pur non riuscendo ad incontrarli personalmente, il fotografo riuscì a reperire le informazioni necessarie per rimettere in scena le loro richieste. Dal progetto No Seconds si scopre che molto spesso le richieste non sono troppo pretenziose. L’assassino Victor Feguer, per esempio, richiese solamente un’oliva con il nocciolo. Angel Nieves Diaz ha rifiutato qualsiasi tipo di pasto, mentre Timothy McVeigh, colpevole di ben 168 omicidi, ha chiesto un gelato alla menta con scaglie di cioccolato. John Wayne Gacy, uno dei criminali più famosi della storia, con 33 omicidi alle spalle, richiese del pollo fritto di KFC, 12 gamberetti fritti, patatine e fragole. Come lui, molti serial killer sono diventati dei veri e propri fenomeni della cultura pop e hanno suscitato molta curiosità da parte del pubblico. Come in “Se7en” o “Zodiac” (entrambi diretti da David Fincher), la mente dell’assassino è impossibile da capire, per questo motivo risulta ancor più affascinante, tanto da far passare in secondo piano i crimini peggiori.

Ronnie Lee Gardner mangiò coda d’aragosta, bistecca, torta di mele, gelato alla vaniglia e chiese di poter guardare la trilogia de “Il Signore degli anelli“. Nel 2011 il Texas ha deciso di negare l’ultimo pasto ai condannati a morte, l’argomento fu fonte di discussione: è giusto che un criminale colpevole di atti gravissimi abbia diritto a esprimere un ultimo desiderio? Quando c’era la pena capitale in Francia, ai condannati veniva concesso un piccolo bicchiere di rum e in generale in Europa venivano concessi vino, caffè o sigari, mentre le richieste di alcol o tabacco sono vietate negli USA.

In questi giorni si sta parlando di uno dei criminali più famosi al mondo. Nato il 12 novembre 1934, Charles Manson è morto a Bakersfield, California, il 19 novembre 2017. Da “Mindhunter” ad “American Horror Story“, passando per la storia della musica, quella di Manson è stata una delle figure più popolari del crimine. Sguardo pazzoide, svastica incisa sulla fronte, fino all’ultimo giorno della sua vita è stato osannato da decine di fan sparsi per il mondo. La vita di Charles Manson è stata pessima fin dall’inizio: la madre era una prostituta tossicodipendente, aveva 15 anni e lo cedette in cambio di una birra a seguito di uno scambio di battute con una cameriera che non poteva avere figli. La madre di Manson prese alla lettera la battuta e dopo aver tracannato la sua birra lasciò il figlio nel locale, fu lo zio a ritrovarlo qualche giorno dopo. Tra musica e fanatismo religioso, Charles Manson iniziò ad avere i suoi primi seguaci a San Francisco, raggiungendo l’apice del delirio durante la Summer of Love. Manson il profeta, i Beatles i quattro cavalieri dell’Apocalisse, “Helter Skelter” le parole chiave per l’inizio del caos, la guerra tra razze. Tra i seguaci di Manson c’erano i responsabili del famigerato massacro di Cielo Drive, tra cui Tex Watson, Susan Atkins, Patricia Krenwinkel, Leslie Van Houten (che parlando di Manson disse “Credevo che fosse Gesù Cristo”) e Linda Kasabian. Quest’ultima fu la testimone chiave durante il processo ed è stata sempre considerata la “traditrice” della family. Proprio a lei il gruppo indie rock di Leicester deve il suo nome. Nel 1971 Charles Manson fu condannato a morte ma l’anno successivo la California abolì la pena di morte. Come già detto, nella cultura cinematografica la figura di Manson è stata tirata in ballo in più occasioni, uscirà prossimamente il nuovo film di Quentin Tarantino, che parla proprio di lui. Serial killer anomalo, di fatto non presente sulla scena del crimine, Charles Manson è stato il leader carismatico della sua setta, guida spirituale che ha generato indignazione e ammirazione. È morto a 83 anni per cause naturali e non si sa cosa sia stato fatto del suo corpo nè quale sia stato il suo ultimo pasto. Non è tuttavia scontato che questo venga concesso, laddove è ancora possibile richiederlo. Nel 2007 in Tennessee, Philip Workman richiese una pizza vegetariana e che fosse donata a un senzatetto. La richiesta fu negata dagli ufficiali, che risposero che non si faceva la carità, ma fu assecondata da numerose altre persone che decisero di apprezzare il tentativo di Workman di compiere un gesto positivo alla fine della sua vita e donarono centinaia di pizze ai senzatetto di Nashville.

L’ultimo ultimo pasto del Texas, prima dell’abolizione del 2011, è stato quello di Russell Brewer. Pollo fritto, salsa, cipolle, triplo bacon cheeseburger, omelette al formaggio, carne macinata, pomodori, peperoni, cipolle, jalapeños, okra fritta carne arrosto, pane bianco, 3 fajitas, pizza, gelato Blue Bell, burro di arachidi con arachidi sbriciolate, root beer. I costi per tutto questo cibo erano piuttosto elevati ma la prigione decise di rispettare il desiderio di Brewer, che alla fine disse di non avere fame e non consumò mai il suo pasto.


Foto di Federica Di Giovanni

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