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Il cibo è solo un pretesto

Postato il 2 ottobre 2018 da Elide Messineo
Il cibo è (quasi) sempre un pretesto per parlare d’altro, il cibo non è mai solo cibo. Lo abbiamo visto innumerevoli volte, parlando di ciò che si mangia e di quel che gli ruota attorno, emergono innumerevoli argomenti.

Dalle scienze cognitive alla musica, dalla propaganda alla magia, si parte dal cibo per arrivare ad altro, si arriva al design, al dadaismo, al cinema. Mangiare sì, ma non sempre si mangia per pura e semplice necessità fisiologica. Si mangia per alleviare la tensione, si fa lo spuntino di mezzanotte cercando a tentoni l’interruttore della luce per poi accontentarsi dell’illuminazione gentilmente offerta dalla minuscola lampadina del frigorifero. Il comfort food, ecco, è un grande pretesto per consolarsi, per coccolarsi, magari rannicchiati sul divano, sotto le coperte, in compagnia di cari amici, della famiglia, della tv, di un gatto, di un buon libro, un disco, un bicchiere di vino.

Mangiare è un pretesto quando si ha qualcosa da dire ma non si ha ben chiaro il modo in cui farlo. Un modo per dirti “addio, ti lascio per sempre” oppure “torniamo insieme” o ancora “hey, è passato tanto di quel tempo, prendiamoci un caffè, mangiamoci una pizza“. Il cibo è una scusa quando quella pizza non te la vuoi mangiare e il caffè non lo vuoi bere e subentrano pranzi di famiglia, impegni con parenti lontani che spesso nemmeno esistono. Il cibo è il collante dei pranzi di famiglia, quelli veri, è l’elemento che ti convince ad andare e a non declinare l’invito. E ci vai, sbuffando, ma poi torni a casa con la pancia piena e anche un po’ contento d’esserci andato. Ogni anno la stessa storia.

Mangiare è un modo per raccontarsi i nuovi progetti davanti a un piatto fumante, per parlare di quello che ti ha lasciato con un sms senza dirti il perché, le delusioni possono essere sommerse da un abbondante piatto di bucatini all’amatriciana, alzi gli occhi e vedi il sorriso degli amici ritrovati. Il cibo è un pretesto per chiedere qualcosa: lui che la porta al ristorante, poi si inginocchia e le chiede “vuoi sposarmi?”. Sì, sì e ancora sì, dice lei. Il cibo è un modo per scoprire il mondo, conoscere gli ingredienti di un piatto nuovo o, più semplicemente, il nome del cameriere o della cameriera che te l’ha servito. È un pretesto per litigare, per le responsabilità che lui/lei non si assume mai ma soprattutto per il modo sproporzionato in cui ha diviso la pizza. Abbracciamoci, è tutto passato, assaggia un pezzo di torta. Il cibo è una scusa per riderci su, per fare la foto perfetta da mettere su Instagram, per ingannare l’attesa prima dell’inizio del concerto che aspetti da una vita, per mettersi ai fornelli e sperimentare, staccarsi per un po’ da tutto il resto, è la scusa per il viaggio. Io vado, assaggio, compro, porto a casa, ripropongo, rivisito, sperimento, mi muovo in funzione del cibo che mi riempie l’anima e di quello che mi riempie la pancia, mangio mentre cammino, vado lontano e sono alla ricerca di me stesso, mangio mentre faccio nuove amicizie e brindo. Bisogna brindare sempre, brindare al cibo, che è solo un (buonissimo) pretesto.


Foto di Federica Di Giovanni

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