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Ti mangerei di baci

Postato il 30 Aprile 2021 da Elide Messineo
Tutto ha avuto inizio da un cazzotto. Tra i cioccolatini più famosi d’Italia ci sono loro: i Baci Perugina che, anzi, forse sono i cioccolatini per eccellenza. Il cioccolato fondente abbraccia e riveste una farcitura di gianduia e granella di nocciola, ma un’altra caratteristica che li ha resi celebri sono i famosi cartigli. In generale, contengono frasi d’amore, per questo non esiste San Valentino che passi senza regalare almeno un Bacio. Come sempre accade, sulla nascita dei prodotti circolano sempre molte storie, più o meno romanzate. Quella che riguarda i Baci ha a che fare con Luisa Spagnoli, proprio quella Luisa Spagnoli.

L’imprenditrice, nel 1907, aveva fondato la Perugina, a Perugia, insieme al marito Annibale Spagnoli, Francesco Buitoni e Leone Ascoli, riuscendo a resistere anche alla crisi causata dalla Prima Guerra Mondiale. Durante quel periodo, Spagnoli portò avanti l’azienda insieme ai figli, Mario e Aldo, avuti dal marito Annibale, rimasto socio dell’azienda fino al 1923. Appena un anno prima, Luisa Spagnoli creava il leggendario Bacio Perugina. Aveva deciso di recuperare i materiali di scarto ancora utilizzabili come, appunto, la granella di nocciola che veniva utilizzata per la produzione dei dolciumi. La mescolò con del cioccolato e il bonbon che ne venne fuori, con la sua forma irregolare, le ricordò la nocca di un pugno chiuso, motivo per cui il primo nome che le venne in mente fu “cazzotto”. Un nome che non suggeriva nulla di romantico e soprattutto che non sembrava destinato ad avere successo sul mercato. Immaginate oggi, di offrire dei cioccolatini ai vostri ospiti: “Allora, che vi offro? Vi do un cazzotto?”. Fu Giovanni Buitoni, allora amministratore delegato dell’azienda (sì, quel Giovanni Buitoni) che si rese conto di quanto il nome fosse poco allettante e si arrivò alla nascita vera e propria del Bacio Perugina. Per i cartigli, invece, trascorse qualche altro anno. L’idea fu di Federico Seneca, all’epoca direttore artistico dell’azienda. Seneca è stato uno dei più importanti pubblicitari in Italia, che ha dato vita a campagne popolari sia per Buitoni che per Ramazzotti, Modiano e Fiat, tra gli altri. C’è chi sostiene che ad ispirarlo fu la relazione segreta tra la Spagnoli e Buitoni che, peraltro, potrebbe aver causato l’uscita di Annibale Spagnoli dall’azienda. I foglietti avvolti ai cioccolatini erano, per i due amanti, un metodo per nascondere i loro messaggi senza far scoprire la loro relazione e da qui nacque l’idea del pubblicitario. Se sia vero oppure no, impossibile saperlo – anche se inizialmente le frasi scelte da Seneca erano tutt’altro che romantiche – ma quel che è certo è che i cartigli dei Baci Perugina, nascosti sotto il loro incarto argentato, sono una vera e propria icona, con le loro frasi d’amore scritte in più lingue.



I baci di Hershey

Quando si parla di baci di cioccolato, però, non si può non parlare degli Hershey’s Kisses. Dei piccoli “ciuffetti” di cioccolato, anche questi avvolti nella carta argentata e anche questi diventati simbolo romantico e dolce degli innamorati, che spopola a San Valentino. E i baci di Hershey sono nati molto prima di quelli Perugina, sono stati prodotti a Derry, in Pennsylvania, nel 1907. Furono prodotti regolarmente fino al 1942, la produzione fu interrotta nel periodo della Seconda Guerra Mondiale a causa della scarsa reperibilità delle materie prime e del razionamento – incluso quello dell’alluminio. Abbiamo visto di come gli USA, ma non solo, abbiano compiuto un enorme sforzo per superare la Guerra e di come la popolazione sia stata sottoposta a rinunce e sacrifici prima della fine del conflitto e del conseguente boom economico. La Hershey Chocolate Company nel periodo della Guerra diede il suo supporto, producendo il cioccolato destinato alle razioni dei soldati, e tornava a produrre i suoi baci e le altre specialità di cioccolato nel 1947, rientrando finalmente alla normalità. Non si sa, invece, come sia nata l’idea di rinominare questo piccolo dolcetto “kiss”. Sul sito ufficiale della compagnia si parla della possibilità che ad ispirarlo fosse stato il suono prodotto dalla macchina da cui uscivano i bonbon, molto simile a quello di un bacio schioccante. Una versione più attendibile, invece, riguarda il fatto che i prodotti di piccole dimensioni come questo cioccolatino, venissero generalmente chiamati così ma Milton Hershey, con il suo indiscutibile senso per gli affari, fu più furbo degli altri e registrò il suo marchio nel 1921.

Essere furbi e più svelti, spesso ripaga e questo è evidente soprattutto quando si tratta di lanciare novità e invenzioni sul mercato. A scavare bene nella storia dolciaria americana, infatti, è chiaro una versione antecedente ai baci di Hershey esistesse già. Nel 1894, sempre in Pennsylvania, esisteva già un prodotto molto simile, il Wilbur Bud, prodotto da Henry Oscar Wilbur ed oggi ancora in commercio. Perché, allora, i kisses sono diventati più popolari? La risposta è: dipende da molti fattori, tra cui il fatto che il Wilbur Bud non erano confezionati, mentre Hershey ebbe l’intuizione di aggiungere l’incarto (con il suo inconfondibile pennacchio), permettendo ai clienti di avere i loro dolcetti sempre a disposizione, senza che il cioccolato sporcasse tutto. Ancora una volta: non basta avere soltanto una buona idea, è ancora più importante saperla vendere. Nonostante i Wilbur Bud siano tutt’ora apprezzatissimi, i loro “rivali” sono decisamente più celebri e la Hershey, oggi, è un’enorme multinazionale.

A proposito di baci

I baci, che hanno ispirato cantanti, pittori e poeti, sono sempre stati di grande ispirazione anche in cucina. Proprio in cucina, tra l’altro, si usa dire “al bacio” quando un piatto è preparato perfettamente: “ho preparato un tiramisù impeccabile, al bacio!”. A Pantelleria i “baci” sono delle frittelline farcite con ricotta fresca, mentre ad Alassio sono dei biscottini morbidi a base di nocciole e cacao, che racchiudono uno strato di crema. Sono molto simili ai baci di dama, specialità tutta piemontese in cui due strati di pasta incontrano in un bacio uno strato di crema al cioccolato. Esiste anche la versione amalfitana, dove la ganache (di cioccolato bianco) ha inevitabilmente il profumo dei limoni di Sorrento. La nascita dei baci di dama viene fatta risalire all’inizio dell’Ottocento a Tortona. Ad inventarli fu il Cavaliere Stefano Vercesi, modificando la ricetta originaria, a base di mandorle, con le nocciole, più facilmente reperibili sul territorio. Il successo vero e proprio di questi dolci bocconcini fu decretato da una medaglia d’oro vinta alla Fiera Internazionale di Milano nel 1906. Ad oggi, come abbiamo già visto, ne esistono moltissime versioni, con le farciture più svariate, a seconda del territorio.

Il bacio è un gesto d’affetto diffuso e una forma di contatto fisico che ha molteplici espressioni e porta con sé messaggi diversi, a seconda dei contesti e delle culture in cui avviene. Può esprimere passione così come affetto ma c’è anche il bacio con accezione negativa, come il famigerato bacio di Giuda, preludio del tradimento oggi entrato a far parte del linguaggio comune. Nel corso del tempo, il bacio ha fatto parte anche di determinati codici e lo è tutt’oggi, soprattutto in ambito religioso. In Italia è usanza salutarsi con due baci sulla guancia, partendo da destra. Il bon ton suggerisce di farlo solo quando c’è un minimo di confidenza e, soprattutto, solo sfiorando le guance e senza appoggiare le labbra. È uno dei motivi per cui in altri Paesi la stessa azione potrebbe essere considerata irrispettosa o volgare. Per i giapponesi, per esempio, è anti-igienico, mentre in Russia in alcuni contesti è diffuso il bacio sulle labbra. Paese che vai, bacio che trovi. Se si mangia, ancora meglio.

 

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