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Acqua a peso d’oro e altri cibi di lusso

Postato il 4 Marzo 2020 da Elide Messineo
La polemica, tanto per cambiare, ruota attorno al personaggio di Chiara Ferragni. Sono arrivati i biscotti Oreo in edizione limitata firmati dalla più famosa influencer italiana nel mondo. Qualunque cosa faccia è un successo che però deve necessariamente scontrarsi con l’altra faccia della medaglia, che è la polemica – molto spesso sterile e immotivata. Gli Oreo sono tra i biscotti più venduti al mondo e tra i prodotti più pop che ci siano. Li produce la Nabisco, divisione della potentissima multinazionale Mondelēz International, sotto la quale si trovano altri importanti marchi: da Vitansella a Milka, passando per Saiwa, Toblerone e Philadelphia. Confezione dallo sfondo bianco, fumetti rosa con dentro l’ormai inconfondibile occhio azzurro, logo del brand di Chiara Ferragni, che rimanda ai social – ovvero lo strumento che l’ha consacrata al successo, segnando la fortuna dell’influencer cremonese. I biscotti, limited edition, non hanno un prezzo maggiorato rispetto agli altri Oreo presenti sugli scaffali dei supermercati, eppure stanno già facendo discutere. La storia è piena zeppa di personaggi famosi che fanno da testimonial o che danno vita a collaborazioni che, come questa, a loro volta generano prodotti in edizione limitata. Chi conosce il mondo Oreo, poi, sa che propone molto spesso le sue edizioni limitate: basti pensare a quella per i 90 anni di Mickey Mouse, per cui i biscotti si trovavano in vendita anche al prezzo di 15€ a confezione o quella dedicata a “Il trono di spade”. La polemica sugli Oreo firmati Ferragni è stata costruita a tavolino dai media, con i soliti titoli sensazionalistici per annunciare poi, negli articoli, che il prezzo degli Oreo resta invariato. Nessuno, invece, si è scandalizzato troppo nei giorni scorsi, quando sono spuntati in anteprima su Ebay gli attesissimi Oreo Supreme, che dovrebbero costare 8€ a confezione ma che hanno già raggiunto picchi di oltre 15.000 dollari (per tre biscotti) – strategia di marketing o no? Mistero.

Chiara Ferragni è abituata alle polemiche, che in parte contribuiscono ad alimentare le conversazioni su di lei e la sua visibilità. Era già successo quando era stata lanciata l’acqua Evian, altra collaborazione nell’ambito di quelle che sono considerate “acque di lusso”. Otto euro per una bottiglietta da 75 cl? Tutto è possibile, ma in molti si sono indignati, al punto da tirare in ballo la politica. Una bottiglia di Evian costa ha già un prezzo più alto rispetto alla media ma la questione Ferragni ha portato alcuni politici a scomodarsi, fino ad arrivare all’interrogazione parlamentare del Senatore Giampiero Maffoni per denunciare l’orrore di un bene essenziale come l’acqua venduto a caro prezzo. Tutto questo molto spesso non si rivela affatto controproducente per chi si ritrova a fare da testimonial. Nella fattispecie, Chiara Ferragni ha ottenuto tantissima pubblicità gratuita. La regola d’oro (è il caso di dirlo) in queste occasioni rimane sempre “nel bene o nel male, purché se ne parli”. Le polemiche hanno segnato il successo del prodotto, andato sold out nel giro di pochissimo tempo. Evian, però, nasce già come un’acqua che ha dei prezzi decisamente sopra la media e che in passato, peraltro, ha proposto altre collaborazioni con brand o personaggi legati alla moda per cui le bottiglie avevano prezzi più alti, proprio perché nascevano come edizioni limitate. In questi casi, inoltre, viene tirata in ballo un’importante fetta di mercato, che è quella dei collezionisti incalliti. Alcuni lo sono al punto da essere disposti a sborsare cifre da capogiro pur di accaparrarsi i pezzi da collezione che desiderano – che si tratti di macchine o abiti appartenuti a una rockstar. Il collezionismo è un vero e proprio hobby che può includere qualsiasi oggetto e categoria di prodotto – non solo francobolli e le sorpresine degli ovetti Kinder – ma anche le lattine in edizione limitata, prodotti destinati al consumo di massa come la celeberrima zuppa Campbell e la sua lattina disegnata da Andy Warhol, o quelle della Coca-Cola. La multinazionale in passato, proprio come Evian, ha collaborato con diversi brand quali Pinko, Missoni e Trussardi o personaggi del calibro di Karl Lagerfeld.



Bere la pioggia della Tasmania

Siamo alle porte del mondo del luxury food, che coinvolge moltissimi prodotti italiani. Tartufo, aceto balsamico, colatura d’alici, caviale di lumaca, essenza di bergamotto o l’oro alimentare con cui Gualtiero Marchesi ha rivoluzionato il concetto di risotto alla milanese, sdoganando l’utilizzo delle foglie d’oro alimentare in cucina. Una barretta di cioccolato può arrivare a costare anche 40€, com’è accaduto per una tavoletta di Ritter che non era nemmeno composta da elementi così ricercati (cioccolato bianco, yogurt, frutti di bosco) ma che seguiva il trend degli unicorni. Essendoci pochi pezzi in circolazione, è partito lo sciacallaggio con conseguente vendita online delle tavolette a prezzi sproporzionati. Non si scappa: un prezzo più alto, nell’immaginario collettivo, equivale a un maggiore prestigio del prodotto, motivo per cui questo meccanismo continua a funzionare. Ci sono posti, dopotutto, in cui si arriva a spendere 80 $ per un hot dog o addirittura 25.000$ per una cioccolata calda – alla faccia di chi si lamenta dei prezzi troppo alti di Starbucks. Si tratta della celebre creazione del ristorante Serendipity 3 di New York che include l’utilizzo di 28 tipi di cacao oltre che di foglie d’oro. Esistono le birre dal valore di 800$ perché fatte col gelato dell’Antartico o quelle del celebre birrificio BrewDog, come la birra ribattezzata “The end of history” in onore del saggio del politologo Francis Fukuyama. È la birra più alcolica del mondo e la sua bottiglia si trova dentro a uno scoiattolo o un ermellino imbalsamato. Ne sono state prodotte solo 12 bottiglie, tutte certificate, con il supporto di un tassidermista e, per tranquillizzare chi è già sul piede di guerra, gli animali usati erano morti in incidenti stradali. Ci sono i cocomeri Dusake che costano 6500$ al pezzo – qualcuno potrebbe dire che “è solo un cocomero” ma poi si ritrova davanti il melone Yubari che in Giappone raggiunge picchi di 20.000 $ al pezzo. I tartufi, di fronte a tutto questo, impallidiscono. Non si può di certo competere col gelato da 3000 $ fatto con la neve del Kilimangiaro! Molto spesso dietro alcuni prodotti il prezzo alto è giustificato dalla ricercatezza delle materie prime e anche ad iniziative benefiche e non di rado legate a cause ambientaliste.

Il mondo delle acque di lusso è più vasto di quanto si possa pensare. C’è la Tasmanian Rain, acqua raccolta in bottiglia nel momento esatto in cui cade dal cielo limpido e puro della Tasmania, acqua che non tocca terra e che contiene pochi sali minerali. I luoghi di raccolta delle acque hanno sempre una storia articolata e le acque hanno spesso delle peculiarità, talvolta fin troppo suggestive. Le proprietà, reali o presunte, portano all’acquisto di bottiglie costosissime per particolari necessità o semplicemente perché si ha la possibilità di farlo. Vi sembra troppo spendere 10 € per 100 cl di acqua? La 10 Thousand BC viene prodotta in Canada e 75 cl di acqua costano 15€: l’acqua canadese ha delle magiche virtù, come quella di prevenire l’invecchiamento – quindi costerebbe meno di un viaggio a Bimini – ed anche far diminuire gli stati d’ansia e aumentare il desiderio sessuale. C’è poi l’acqua Your Heart Beat Ocean Bomb, acqua marina raccolta a 710 m di profondità nel mare di Hualien a Taiwan e trattata con biotecnologie. La giapponese Fillico arriva a costare quasi 200€ e, sempre dal Giappone arriva una delle acque più care in assoluto, la Super Nariwa – anche questa capace di rallentare l’invecchiamento. Se qualcuno volesse provare e vedere se funziona, costa “solo” 9000 € al litro. Nel Guinness World Record, tuttavia, il primato è detenuto dall’acqua di cristallo tributo a Modigliani. In una sola bottiglia “confluiscono” acque provenienti da tre Paesi diversi (acqua delle Fiji, Islanda e Francia) e un pizzico (5 mg) di polvere d’oro 23 carati. Il tutto racchiuso in una bottiglia – d’oro, chiaramente – che porta la firma del designer Fernando Altamirano –venduta all’asta al prezzo record di quasi 60.000 dollari. La compagnia ha previsto di donare il 15% ad una causa importante come quella della lotta al surriscaldamento globale e, se ci pensiamo, continuando di questo passo non sarà così strano dover pagare l’acqua a caro prezzo.